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Pubblicità e Branding: Ci uccidiamo?
31 Agosto 2016|Marketing Trend

Pubblicità e Branding: Ci uccidiamo?

Pubblicità e Branding: Ci uccidiamo?

 

 

Oggi ho letto un articolo di Branzai.com riguardo al funzionamento del mondo del brand marketing e della pubblicità e come il solito ve lo lascio qui già tradotto… molto interessante!

 

Olio e acqua. Zucchero e sale. Il Sole e la Luna. Terra e Mare. Acqua e Fuoco. Notte e giorno. Alcune cose saranno sempre diverse.

 

Il nostro mondo è pieno di opposti, di elementi che si contraddicono a vicenda e che costituiscono la nostra realtà.

 

Il bene non potrebbe esistere senza il male, e allo stesso modo senza oscurità non potrebbe esserci luce. Si tratta di cose che, pur essendo totalmente contraddittorie, si completano a vicenda per formare un tutto, un senso.

 

Lo stesso accade nella nostra vita: abbiamo persone che ci completano, per aiutarci a migliorare i nostri difetti e ci fanno migliorare semplicemente essendo se stesse. Alla fine l’universo è un mondo di luci e ombre che, per esistere, necessitano del proprio opposto.

 

Anche il mondo dei Brand rispecchia a questa sorta di grande legge cosmica: perché i grandi marchi possano essere tali, è necessario che ne esistano altri che tanto grandi non sono.

 

Nel Branding, troviamo una dualità che plasma la realtà di un marchio, una dualità che completa l’equazione. Ma proprio come acqua e olio, gli elementi di questa dualità si respingono.

 

Parliamo di società di consulenza (responsabili del marchio) e agenzie (responsabili della pubblicità), il mondo del marchio e il mondo della comunicazione, del costruire e del progettare.

Sembra ovvio pensare che in ogni progetto di branding, i responsabili della sua creazione (i consulenti) avranno il sostegno dei responsabili per la sua costruzione (l’agenzia) per avere un obiettivo univoco.

 

La realtà? Non è così.

 

La realtà ci dice che, giorno dopo giorno, esiste un problema di enormi dimensioni tra le agenzie pubblicitarie e le società di consulenza di branding. Un problema di ego, territori, protagonismi, affari, posizioni.

 

Un dilemma che nasce dalla difficoltà di coordinazione interna dei clienti stessi faticano a trovare un equilibrio tra pubblicità e marchio. Diversi clienti interni per diversi fornitori, potenze diverse, budget diversi, responsabilità diverse e obiettivi diversi che portano, neanche a dirlo, a risultati diversi.

 

Non sembra forse più bello il Sole, sapendo che esiste anche la Luna? Non è meglio la sabbia, se c’è il mare? Non è meglio un sorriso dopo una lacrima?

 

Il nostro mondo risulta di gran lunga migliore quando le cose che contraddicono formano un insieme che dà loro un senso. E il mondo che ruota intorno al vostro marchio sarebbe migliore se il branding e la pubblicità condividessero lo stesso obiettivo.

 

Alle agenzie di pubblicità in genere non piace quando qualcuno impone loro un sistema visivo o verbale che limita il loro campo d’azione. Loro vivono di creatività e necessitano di spazio per sviluppare al meglio le proprie idee, e per questo spesso si sentono costretti e intrappolati in sistemi predefiniti che indicano a loro la strada da costruire.

 

D’altra parte i consulenti, generalmente soffrono quando le agenzie di pubblicità reinterpretano sistemi o elementi del marchio per privilegiare la componente creativa e che può far deragliare il progetto verso un percorso imprevisto.

 

In ogni caso, alla fine la società di consulenza è responsabile di creare un piattaforma di branding stabile e utilizzabile dagli altri collaboratori, oltre che di definire una serie di segnali visivi e verbali in grado di convogliare gli sforzi vero una sola direzione, in modo coerente e costante.

 

E le agenzie di pubblicità hanno a loro volta la responsabilità di fornire un’interpretazione creativa di ogni pezzo della piattaforma di branding e del messaggio che si desidera proiettare in quel momento, in modo da renderlo maggiormente riconoscibile ed efficace.

 

Ciò può però essere ottenuto solo lavorando insieme. Cedendo spazi, comprendendo che ci deve essere un sistema e che tale sistema deve essere flessibile in modo che tutti i suoi componenti possano coesistere.

 

Ma la vera sfida non riguarda i consulenti o i grafici, ma il cliente stesso. Se ci sono divisioni interne, se ci sono lotte di potere, se non c’è cultura aziendale in cui ognuno partecipa attivamente e con lo stesso obiettivo, è impossibile riuscire a collaborare al meglio.

 

Il brand è la somma di tutto ciò che fa. E questo inizia con la somma di tutto ciò che siamo e di tutti coloro che operano all’interno dell’impresa.

 

Nessuno vuole un brand effimero, così come nessuno vuole ne vuole uno logoro ed abusato, si tratta di due estremi da evitare.

A volte mi chiedo cosa accadrebbe se invece di limitarci a cercare di vendere separatamente la componente creativa o quella organizzativa, ci focalizzassimo sull’efficienza stessa.

 

I nostri percorsi sarebbero più allineati, e le nostre imprese più felici. Per raggiungere questa situazione, però, dovremmo partire ridimensionando il nostro ego e cominciando a pensare e ad agire come una squadra.

 

D’altra parte, è anche vero che il mondo sarebbe molto più noioso se tutti noi andassimo sempre d’accordo!

pubblicita e branding

 

 

 

 

 

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Paul Fernandez, pLAYmARKETING by osm1816

 

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