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Marketing: la spesa che ti fa crescere
28 Aprile 2022|Demand GenerationMarketing BasicMarketing Trend

Marketing: la spesa che ti fa crescere

Marketing: la spesa che ti fa crescere

Investire nel marketing per crescere

Sul blog di Playmarketing oggi parliamo dei budget dedicati al marketing e dell’importanza di avere certezze riguardo l’entità degli stanziamenti. Questo in un momento molto particolare, poiché nel 2021 le aziende hanno ridotto dall’11% al 6.4% questa voce di spesa. Sono dati che emergono dall’analisi condotta dalla società di consulenza Garner. Ne parliamo grazie agli stimoli offerti da un articolo pubblicato su gartner.com.

Cosa dice l’analisi di Gartner

Secondo Gartner, negli Usa e in molti paesi europei, nel 2021 le imprese hanno ridotto gli investimenti di marketing passando dall’11% al 6.4%: il punto più basso della storia recente.
Questi dati sono stati pubblicati sul Gartner CMO Spend Survey, report che ogni anno la società di consulenza produce intervistando oltre 400 responsabili marketing negli USA, Regno Unito, Francia e Germania. Il 2021 è stato un anno molto difficile: come è noto, le imprese hanno dovuto ridurre i budget di spesa e i tagli hanno riguardato anche i costi del personale e delle tecnologie. Le maggiori difficoltà sono state riscontrate nell’area del marketing: nel 2020, dopo l’inizio della pandemia, molti responsabili marketing stimavano si verificasse piccola ripresa nel 2021. Purtroppo ciò non si è verificato e il settore segna il livello più basso mai raggiunto.

Nessun settore è stato risparmiato

Secondo il report prodotto da Gartner la pandemia da Covid 19 ha colpito tutti i settori e nessuna azienda ha attraversato indenne la crisi. I mercati più pesantemente colpiti sono stati quelli dei viaggi e dell’ospitalità alberghiera, il settore manifatturiero e quello dell’industria tecnologica; di conseguenza in questi comparti si sono registrati i più consistenti tagli ai budget di marketing. Le aziende che producono beni di consumo nel 2021 hanno invece fatto registrate gli investimenti di marketing più consistenti, pari all’8,3% del fatturato.

Il primato del digitale

Il report Gartner riporta altri dati molto interessanti. Intervistando i responsabili marketing è emerso che il focus aziendale (e di conseguenza gli investimenti) si è concentrato sul digitale, assorbendo il 72,2% del marketing budget totale. Non solo: la pandemia ha determinato la riduzione delle attività delle agenzie media. I responsabili marketing stanno infatti riportando molte attività all’interno dell’azienda e puntano sulle potenzialità dei loro team. Dai dati risulta che negli ultimi 12 mesi sia stato tagliato circa un terzo delle attività precedentemente svolte da strutture esterne. Il risultato è chiaro: le imprese hanno scelto di occuparsi di strategie, innovazione e sviluppo in maniera indipendente con proprie risorse interne. Altro dato importante da segnalare riguarda la crescita delle risorse dedicate alle tecnologie di marketing. Quest’area si assicura il 26,6% del budget.

La customer experience è cambiata

Per ragioni facilmente intuibili, il biennio 2020-21 ha registrato cambiamenti estremamente significativi nei comportamenti delle persone, particolarmente per quanto riguarda i processi d’acquisto. Di conseguenza, anche i player più refrattari alla digitalizzazione hanno dovuto correre ai ripari ed accettare la transizione verso canali di vendita on-line. A tale proposito secondo lo studio prodotto da Gartner il nuovo commercio digitale ha assorbito il 12,3% dei budget aziendali. Anche la voce riguardante il monitoraggio dei comportamenti dei clienti conserva un ruolo rilevante nei budget di spesa, anche se ha perduto il primato conquistato anni addietro. Con buona probabilità, secondo Ewan McIntyre di Gartner la ragione va ricercata nel fatto che i risultati prodotti dai dati non sono all’altezza delle aspettative. Non solo: i cambiamenti dei regolamenti relativi alla gestione dei così detti big data rendono ancora instabile la pur fondamentale attività di marketing analytic.

Stabilire il budget di marketing è un’attività complessa che richiede visione, programmazione e creatività. Sicuramente non improvvisazione! Chiamaci per un confronto senza impegno, segui il link.

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I rischi della strategia oceano blu
21 Aprile 2022|Demand GenerationMarketing BasicMarketing Trend

I rischi della strategia oceano blu

I rischi della strategia oceano blu

Nel blu di Oceano Blu

Si chiama Oceano Blu. Un nome talmente particolare che pare inventato da un’associazione ambientalista. E’ invece il nome di una strategia di riposizionamento attuata da molte aziende. Oceano Blu offre soluzioni originali ed efficaci. Purtroppo comporta anche l’accettazione di parecchi rischi. Molti imprenditori la considerano alla stregua di una svolta radicale; per altri è un approccio eccessivamente pericoloso.
Ma cos’è esattamente Oceano Blu? E a quali fattori bisogna porre attenzione se si sceglie questa opzione strategica? Stimolati da un interessante articolo letto su theadaptivemarketer.com. questa settimana vi proponiamo sul blog di Playmarketing una riflessione critica su Oceano Blu

 

Navigare nell’Oceano Blu non è impresa per tutti

E’ opinione comune che Oceano Blu sia una strategia utilizzabile in ogni azienda. Opinione francamente discutibile. Come tutti gli strumenti efficaci (come tutte i farmaci e le terapie efficaci) l’adozione di Oceano Blu richiede un’attenta riflessione e un altrettanto attenta pianificazione. In caso contrario il fallimento è più che una certezza.

Cos’è Oceano Blu?

In cosa consiste la Blue Ocean strategy? E’ stata elaborata da W. Chan Kim e Renée Mauborgne e resa nota da un libro pubblicato nel 2005. La tesi degli autori è la seguente: le aziende, invece di farsi la guerra proponendo prodotti e servizi spesso indistinguibili nello stesso mercato indifferenziato, dovrebbero avere il coraggio di salpare verso il loro “Oceano Blu”. Ovvero, mettersi alla ricerca di un mercato nuovo, teoricamente inesplorato e altrettanto teoricamente redditizio, in cui poter serenamente moltiplicare i profitti. Individuare il proprio “Oceano Blu” sorta di novello Eldorado, in buona sostanza significa concentrare le proprie attenzioni su un segmento di mercato (inevitabilmente più piccolo della totalità) ma non per questo meno significativo per i consumatori.

L’esempio di Cirque du Soleil

Gli esseri umani ragionano per esempi. Quello ideale per spiegare la metodologia Oceano Blu è la vicenda del Cirque du Soleil. Un “circo” che ha coraggiosamente abbandonato l’idea tradizionale che noi tutti abbiamo del circo, quello con i numeri degli animali mirabilmente addestrati. Cirque du Soleil è diventato sinonimo di performance ad alto tasso di creatività artistica. Un nome diventato “biglietto da visita” di una formula circense unica ed esclusiva che ha prodotto un successo incredibile e altrettanto incredibili risultati economici.
Inutile sottolineare che il case-history Cirque Du Soleil è unico e non replicabile. Sarebbe infatti un grosso errore ipotizzare che un simile approccio strategico possa essere applicato in modo automatico a qualsiasi brand in qualsiasi circostanza.
Oceano Blu è una metodologia di riposizionamento la cui attuazione va valutata in modo prudente e approfondito. Le ragioni sono così sintetizzabili:

Trovare il proprio “Eldorado” non è facile

Scovare il proprio angolo di Oceano Blu è parecchio complicato. A parole la strategia ideata da Chan Kim e Mauborgne è semplice come bere un bicchier d’acqua: studia il mercato, trova un nuovo segmento, riposizionati e fatti riconoscere come il n°1. Purtroppo, passare dalla teoria alla prassi è molto più problematico. Come sanno bene tutti coloro che fanno impresa, identificare un mercato in cui essere anticipatori riconosciuti, divenire leader che inventano un modo nuovo e inedito di fare business, è molto difficile.

Sono molte le aziende che ci hanno provato. La maggior parte di loro hanno fallito. Al di là di ogni altra considerazione, è indubbio che chi vuole mettersi alla ricerca del proprio Oceano Blu deve pianificare anche i minimi dettagli; soprattutto deve ideare una strategia a prova di bomba. E’ letteralmente indispensabile pensare a 360°: rischi, opportunità, processi da creare ex-novo e cambiamenti strutturali da attuare.

Arrivare per primi sul campo di gioco non significa necessariamente vincere la partita

La storia è maestra di vita. Non sempre e non necessariamente il player che arriva per primo sul mercato sarà poi quello che vince la partita. Sono molti i casi di innovatori che hanno avuto inizi disastrosi: Kodak è stata la prima a proporre una fotocamera digitale; viceversa, l’Iphone di Apple è stato lanciato con due anni di ritardo rispetto al primo smartphone. Sappiamo bene come poi siano andate le cose.
Appare evidente che entrare per primi in un mondo inesplorato quale è un nuovo settore di mercato espone a grossi rischi. I consumatori spesso non comprendono la portata di ciò che si sta offrendo loro. Per non parlare di rischi legati alle fragilità tecnologiche: spesso “nuovo” significa anche non sufficientemente sviluppato. Uno dei primi personal computer apparsi sul mercato si chiamava Amiga. Nonostante sia stato lanciato circa dieci prima rispetto al Mac, ma non ha mai conosciuto il successo dei computer di Cupertino. La ragione? Non si capiva a cosa servisse.

Nuovo non significa profittevole

Ci sono mercati talmente nuovi da essere meravigliosamente privi di competitor. Una pacchia. Purtroppo, a volte sono anche totalmente privi di clienti. Un paradosso che sembra inventato da Zenone, quello di Achille e della tartaruga. Alcuni segmenti potenziali sono destinati a restare tali (cioè inesplorati come la Siberia) per il semplice motivo che determinate soluzioni non sono sentite tali dai potenziali clienti. Offrono risposte a domande che ancora non sono state poste.
Procter&Gamble, non esattamente un bruscolino, ha incontrato grosse difficoltà quando ha iniziato a proporre al mercato detersivi iper-concentrati. Bastavano poche gocce per lavare montagne di bucato. Fantastico se pensiamo allo spazio risparmiato e al packaging ridotto. Peccato che le clienti non fossero così convinte. L’inerzia è la forza più grande dell’universo e i consumatori faticano ad accettare il cambiamento.

Oceano Blu: che fare?

Creare un nuovo mercato o anche semplicemente entrarci, è parecchio difficile. Chi se lo pone come obiettivo deve avere le idee molto chiare: cosa offro, a chi, a che condizioni. Tassimo produce un caffè di ottima qualità. Ha proposto al mercato le sue nuove cialde singole nel momento stesso in cui lo faceva Keurig, il suo più acerrimo concorrente. Pur offrendo un prodotto ritenuto qualitativamente inferiore, Keurig aveva però le idee chiare: una robusta strategia di marketing eseguita alla perfezione ha fatto sì che ben presto divenisse leader di settore. (Invece Tassimo oggi è un’azienda in crisi). L’ennesima dimostrazione che qualità della strategia e vocazione culturale al successo sono gli ingredienti indispensabili.

Parla chiaro e non mentire a te stesso

Onestà intellettuale e assoluta chiarezza espositiva sono gli attributi indispensabili di chi guida un’impresa e decide di mettersi alla ricerca del suo Oceano Blu. Esplorare nuovi mercati significa cambiare paradigma competitivo: ciò comporta la necessità di dare vita ad un cambiamento che riguarda tutta l’impresa, la sua cultura organizzativa, i suoi valori di riferimento, le regole del suo “fare business”. Regola aurea: chi vuole davvero cambiare deve saper coinvolgere tutti i membri della propria squadra.

Pazienza e fiducia in sé stessi

Coraggio, determinazione, pazienza. Sono le doti che il cambiamento richiede affinchè sia attuato con successo. Ricercare Oceano Blu richiede tempo, perseveranza, costanza d’animo. Quando i risultati non sono immediati, i primi a mostrarsi insoddisfatti sono gli investitori e poi i manager dell’azienda e infine l’insieme dei dipendenti. Nonostante ciò, è indispensabile mantenere ferma la barra del timone: non perdere di vista gli obiettivi e non essere impaziente riguardo ai risultati. Quando la navigazione avviene tra flutti sconosciuti, anche se piccolo ogni progresso è importante. Il marinaio avveduto procede in modo cauto, senza prendersi rischi inutili.

Le conquiste vanno difese

Fantastico, hai finalmente trovato il tuo Oceano Blu! Inizia ora un’era di tranquillità e benessere? Nient’affatto. Se l’Oceano che hai scoperto è interessante per te, prima o poi lo sarà anche per i tuoi concorrenti. Osservando il tuo successo vorranno imitarti e approfittare dei vantaggi di un nuovo mercato a cui hai dato visibilità con grandi rischi e fatica. E’ esattamente quello che è successo al Cirque Du Soleil minacciato da Le Rêve, un astuto concorrente diretto. Gli “Eldorado” non restano a lungo prerogativa esclusiva degli innovatori coraggiosi che li hanno scoperti. E’ quindi indispensabile essere pronti a difendere con le “unghie e con i denti” del marketing, della ricerca tecnologica, del miglioramento qualitativo del servizio il territorio conquistato grazie all’intuito, al coraggio e alla perseveranza.

Oceano Blu, pensiero strategico

Pensare strategico” è un mestiere complicato. E’ composto da diverse attività che devono essere gestite in modo armonico e sinergico. Progettare una strategia è un esercizio mentale ad alto tasso di creatività: non affidarti a semplici copia/incolla. Le ispirazioni contano, ma anche l’esperienza nella gestione dei progetti è fondamentale. Perché non condividere con noi le tue idee? Contattaci subito!

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Netflix mercato del futuro
12 Aprile 2022|Demand GenerationMarketing BasicMarketing Trend

Netflix mercato del futuro

Netflix mercato del futuro

Mercato del futuro? Guarda Netflix

L’articolo del blog di Playmarketing di oggi accende i riflettori su Netflix.

Ci sono imprese come Netflix che più di qualunque altra sono divenute punti di riferimento. Realtà di mercato la cui natura e identità è fonte d’ispirazione per le strategie marketing, l’approccio tecnologico e lo sviluppo della cultura aziendale. Netflix rappresenta un “caso di studio” ideale sia per eccellenza del servizio offerto ai clienti, sia per risultati economici raggiunti. Un esempio imprenditoriale che può aiutarci a comprendere come costruire un brand vincente in grado di distinguersi da tutti gli altri. Grazie agli stimoli offerti da un importante articolo pubblicato su hbr.org abbiamo la possibilità di simulare lo sviluppo di un’impresa, un brand o un’azienda che decidesse di seguire le scelte strategiche compiuta da Netflix.

Netflix: ispirazione per le strategie di marketing e cultura aziendale

Fondata circa vent’anni fa, Netflix, ha parecchio da insegnare riguardo alla elaborazione strategica, l’impiego delle risorse tecnologiche e la costruzione di una specifica cultura aziendale. Creata nel 1997 da Reed Hastings, Netflix ha raggiunto numeri di stratosferica entità. Le sue scelte continuano a sorprendere i suoi abbonati così come sono fonte di costante preoccupazione per i suoi competitor. La ragione è semplice: Netflix continua ad essere l’avversario con cui battersi e ciò nonostante il leggero calo degli abbonamenti registrato negli ultimi mesi.

Dalla fondazione ad oggi il valore borsistico di Netflix ha superato i 165 miliardi di dollari. Le sue produzioni hanno conquistato più di 112 nomination agli Emmy: fatto che ha determinato la fine della storica supremazia di HBO. Un’ultima considerazione, ma certo non ultima per importanza, riguarda la reputazione. La cultura d’impresa che Netflix esprime e la qualità delle sue politiche aziendali dedicate al capitale intellettuale sono unanimemente apprezzate: una presentazione in formato PowerPoint messa a disposizione da Netflix sulle sue politiche aziendali in tema di risorse umane è stata vista più di 18 milioni di volte.

Alla luce dello straordinario successo raggiunto cosa possiamo imparare da Netflix? Sono tre le lezioni che possiamo provare ad applicare nella realtà di lavoro di tutti noi.

1. Big data + grandi idee = una squadra imbattibile

La più straordinaria risorsa di Netflix, ovviamente oltre ai propri abbonati, sono i big data. È sull’analisi dei dati e sull’applicazione di sofisticati algoritmi che l’azienda concentra la propria attenzione. Questo approccio innovativo ha cambiato per sempre il mercato delle televisioni a pagamento. Netflix ha saputo creare una piattaforma che trae spunto da ciò che gli abbonati guardano modellando le loro scelte future in funzione dei loro gusti: ovvero il passato indica il futuro.
125 milioni di abbonati generano un enorme flusso di dati riguardanti:

  • valutazioni qualitative: il prodotto editoriale preferito (il film la serie TV e i documentari che hanno ricevuto il maggior gradimento)
  • valutazioni quantitative: quanti episodi sono stati guardati e per quanto tempo
  • valutazioni predittive: quali sono gli show più attesi degli altri e in che modalità sono oggetto di binge-watching.

Abbiamo citato solo alcuni dei molti aspetti che Netflix può monitorare grazie all’enorme mole di dati in suo possesso. Un approccio strategico spiegato con grande chiarezza da Reed Hastings, il CEO dell’azienda, già nel lontano 2005 quando gli abbonati erano “solo” 3,5 milioni. Secondo il fondatore, Netflix è una piattaforma grazie alla quale è possibile scoprire ogni giorno nuovi programmi di intrattenimento e ampliare i propri gusti. Un approccio geniale che ha fatto sì che Netflix divenisse leader riconosciuto nel mercato dell’intrattenimento.

2. Se il tuo obiettivo è reinventare un mercato devi avere il coraggio di reinventare te stesso.

A Netflix va riconosciuto il merito di aver reinventato ridefinendolo il mercato dell’intrattenimento. Tra le molte aziende che rendono la Silicon Valley un luogo magico, Netflix è stata la più ambiziosa, la più visionaria, la più dirompente nella distruzione del vecchio modo di fare business.
Netflix inizia il suo percorso offrendo un servizio semplice: spedisce film su supporto DVD ai clienti abolendo le penali tradizionalmente previste in caso di ritardo nella restituzione. Questa prima scelta strategia costituisce un palese attacco a Blockbuster, in quegli anni leader nel noleggio di film. Il trionfo di Netflix arriva con lo streaming in digitale: oggi l’azienda è in grado di produrre contenuti audiovisivi originali per un valore di miliardi di dollari. 12 miliardi solo nel 2018.

Netflix ha sfidato convenzioni e conformismi propri del mercato della produzione cinematografica. Un mercato difficile quanto complesso. Un successo riconosciuto da tutti, competitor e clienti: Tuttavia, è stata una rivista di settore a definire l’approccio di Netflix alla produzione come un “ribaltamento dei canoni del business televisivo“. Dobbiamo anche Netflix la nascita di un concetto e di una pratica di consumo televisivo chiamata “binge-watching”, neologismo adottato da tutto il mondo della comunicazione. Le scelte di Netflix, spesso criticate e accolte con scetticismo, hanno di fatto ridefinito il mondo dell’entertainment.

Cosa abbiamo imparato? Perseguire il successo significa sempre accettare il cambiamento e gli inevitabili rischi che il cambiamento comporta. Da Neflix abbiamo anche imparato che non devi consentire che ciò che già conosci limitino o compromettano le tue possibilità future.

3. Strategia e cultura sono le facce della stessa medaglia

Molto del successo di Netflix nasce dalla capacità di visione, dal coraggio di cambiare sé stessi per mutare le regole del gioco, dalla raffinatezza degli apparati tecnologici della piattaforma. Tuttavia nessun brand diventa “sinonimo di successo” come è accaduto a Netflix se alla base non c’è una cultura aziendale solida, strutturata e dotata di visione illuminata.

Netflix ha aggiornato nel 2017 il proprio “Manifesto dei valori”: un’importante dichiarazione di principi, politiche aziendali e pratiche virtuose adottate dall’azienda nei confronti delle risorse umane. Una delle più importanti caratteristiche di questo documento è il linguaggio adottato, improntato ad estrema chiarezza, redatto in modo semplice e con tono colloquiale. Appare evidente come nessun consulente specializzato in risorse umane abbia elaborato suggerimenti o apposto correzioni. Il motivo è chiarito nell’incipit del documento:

Molte aziende hanno il loro manifesto, ma spesso i valori che vi si trovano descritti sono vaghi […]. I veri valori di un’azienda sono dimostrati da chi viene premiato o lasciato andar via“. Qual è il comportamento ideale del dipendente Netflix che merita di essere riconosciuto e premiato? “La cosa importante è che dica quello che pensa nel miglior interesse per l’azienda, anche se è un commento scomodo”. Il dipendente “deve essere disposto a mostrarsi critico, quando necessario, nei confronti dello status quo“. E infine “saper prendere decisioni difficili… mostrarsi vulnerabile e alla ricerca della verità”.

Vuoi innovare la tua azienda e confrontarti sui nuovi trend di mercato? Contattaci senza impegno, noi siamo qui.

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5 ragioni per cui Microsoft ha comprato Activision
30 Marzo 2022|Marketing TrendVirtual Reality

5 ragioni per cui Microsoft ha comprato Activision

5 ragioni per cui Microsoft ha comprato Activision

Perché Microsoft ha acquistato Activision Blizzard, una delle gaming company più famose del mondo? È questo l’argomento dell’articolo del blog Playmarketing di questa settimana. C’entrano il metaverso, lo sviluppo del settore mobile, il bypassaggio di strumenti come l’AppStore di Apple e le sue commissioni – ma non solo.

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Metaverso e marketing
10 Marzo 2022|Marketing TrendVirtual Reality

Metaverso e marketing

Metaverso e marketing

Questa settimana sul blog di Playmarketing affrontiamo un topic particolare, tanto interessante quanto, per molti aspetti, ancora misterioso. Di cosa stiamo parlando? Ma del metaverso, ovviamente.

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