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User Experience: l’esperienza del visitatore al centro dell’attenzione
28 Maggio 2024|Web Marketing

User Experience: l’esperienza del visitatore al centro dell’attenzione

User Experience: l’esperienza del visitatore al centro dell’attenzione

Ciao, ti diamo il benvenuto sul blog di Gianni Vacca! Oggi metteremo al centro del nostro focus il visitatore e l’opinione che questo si fa dei servizi che la nostra azienda propone, la cosiddetta User Experience. Che ruolo ricopre nell’andamento di un’azienda? Scopriamolo!

 

Cos’è la User Experience?

Come detto nelle precedenti righe, il focus di questo articolo sarà sul visitatore, la persona che atterra sul nostro sito web, che sia per caso o cercandoci. All’interno di esso troverà un determinato tipo di offerte, informazioni e servizi: avrà genericamente un’interazione con noi tale per cui, dopo esser uscito dalla pagina, potrà ritenersi soddisfatto o meno. Quest’ultimo concetto è ben riassunto dal termine User Experience.

Cos’è, in altri termini, la User Experience? Essa è definita appunto come la serie di elementi che riguarda l’interazione fra un utente e un ente, più nello specifico il suo sito, le sue offerte o i suoi prodotti. Abbiamo parlato fino ad ora di sito web restringendo il campo alla sola esperienza online, ma lo stesso concetto è applicabile anche offline: cosa pensiamo (immedesimandoci stavolta nell’utente visitatore) dopo l’incontro con i referenti di un’azienda.

 

Qual è l’utilità nel perfezionare la User Experience?

Sempre più negli ultimi anni, il concetto di User Experience viene messo al centro degli interessi di molte realtà aziendali. Perché gli viene attribuita così tanta importanza? Fondamentalmente la User Experience rappresenta un valore che ci può permettere di aver un vantaggio rispetto ai competitor nel gradimento di un potenziale cliente. Il modo in cui un visitatore si è trovato avendo a che fare con noi (che sia online oppure offline) ci garantirà una maggiore o minore possibilità di acquisto da parte sua. E una maggiore o minore possibilità che questo torni ad interagire con noi un domani.

Ma soprattutto, la UX di chi frequenta i nostri canali ci aiuterà a capirne i gusti: oggi i logaritmi online sono sempre più precisi e tengono sempre più conto dei “movimenti” che noi attuiamo. Questo implica una facilitazione da parte dell’azienda nella comprensione dei gusti delle proprie Buyer Personas. E una personalizzazione del prodotto da offrire specifica da cliente a cliente.

 

Esempi di utilizzo efficace di UX 

Questa specificità dell’offerta data dall’analisi approfondita della User Experience è uno strumento di grande importanza anche (e soprattutto) per alcuni marchi prestigiosi. Che comprendendo i gusti dei propri utenti, hanno saputo garantire un’offerta di assoluto valore. Eccone due dei più importanti:

  • Netflix: la famosa piattaforma, fra le altre cose, di film e serie tv propone all’utente una scelta in linea ai “gusti” emersi dalle visioni precedenti.
  • Amazon: la nota piattaforma di shopping online suggerisce all’utente prodotti in base alla cronologia d’acquisto e alle visualizzazioni precedenti.

 

Esempi di campagne esperienziali creative

Per rendere memorabile la User Experience dei propri clienti, alcune famose aziende hanno pensato a servizi ad alto impatto per le proprie Buyer Personas. Eccone due esempi fra i più importanti:

  • IKEA: l’importante catena di arredamento svedese offre un’app di realtà aumentata in grado di posizionare virtualmente i mobili nella propria casa.
  • Lego: ha creato un’app di istruzioni per il montaggio in grado di far ruotare e zoomare all’utente i modelli 3D. 

 

Per altre informazioni

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Da semplice visitatore a vero e proprio contatto: la landing page
14 Maggio 2024|Web Marketing

Da semplice visitatore a vero e proprio contatto: la landing page

Da semplice visitatore a vero e proprio contatto: la landing page

Ciao, ti diamo il benvenuto sul blog di Gianni Vacca! Oggi parleremo di una pagina molto importante di un sito web: la landing page. Di cosa si tratta? E perché riveste un ruolo così determinante? Scopriamolo nelle prossime righe.

 

Cos’è una landing page?

Una landing page (letteralmente “pagina di atterraggio”) è una pagina sulla quale l’utente arriva dopo aver cliccato su un link o un banner di un determinato sito, che si trova molto spesso sulla cosiddetta “call to action” (del sito) o su una sponsorizzazione (navigando genericamente sul web). Il suo scopo è quello di creare una conversione, la fase dell’Inbound Marketing in cui un visitatore viene tramutato in contatto, tramite molto spesso un questionario che richiede al visitatore alcuni suoi dati.

 

Qual è lo scopo di una landing page?

Come detto, lo scopo della landing page è trasformare un visitatore in contatto. Non deve essere dunque pensata come singola pagina di passaggio, ma deve invogliare il visitatore a rimanerci sopra. Una pagina semplice, ma chiara e immediata aumenta le chances che l’utente ci fornisca i propri dati, che è l’obiettivo che ci dovremmo prefiggere.

 

Ecco alcuni consigli per una landing page efficace

Naturalmente non esistono ricette universali da seguire per decretare l’efficacia di una landing page. Banalmente, a seconda del target di persona a cui ci si rivolge (che varia a seconda del contenuto che proponiamo) l’attrattività della pagina sarà determinata da elementi diversi. È possibile individuare elementi che in una landing page (di qualsiasi tipo essa sia) hanno grande peso specifico. 

In primo luogo, è fondamentale che il titolo: un incipit impattante invoglia chi lo legge ad approfondire l’argomento. 

Altro aspetto pesante è quello riguardante il testo: esso necessita di chiarezza espositiva e comprensibilità prima ancora che di tutto il resto. È determinante perché chi inizi la lettura (e la compilazione del questionario) la concluda anche. Elenchi puntati e periodi il meno complessi possibili agevolano il lettore a non perdere il filo del discorso. Meno elementi devianti possibili, visto che come accennato il nostro obiettivo è far rimanere il visitatore sulla nostra landing page, meglio sarà. 

E per ultimo, ma non ultimo, la call to action, l’invito finale a cliccare su un banner o un link al fine di permettere  al lettore di approfondire l’argomento. Chiedendogli molto spesso i suoi dati tramite questionario (anch’esso possibilmente con elementi di chiarezza del testo precedente) e rendendolo, come anticipato nei paragrafi precedenti, un nostro contatto.

 

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Vuoi sapere altro sull’argomento landing page? Contatta il team di playmarketing!

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Fra visitatore e cliente: come creare e gestire lead 
2 Aprile 2024|Web Marketing

Fra visitatore e cliente: come creare e gestire lead 

Fra visitatore e cliente: come creare e gestire lead 

Ciao, ti diamo il benvenuto sul blog di Gianni Vacca! Nel processo che porta alcuni visitatori a diventare clienti di un’azienda, risulta di fondamentale importanza la gestione della persona nella sua “fase lead”. Cosa sono i lead e come gestire questa fase intermedia al meglio? Scopriamolo insieme! 

 

Che cosa si intende per lead?

Un lead è una persona che ha dimostrato interesse verso un servizio o prodotto della tua azienda. Tale interesse può emergere in vari modi: chiedendo ulteriori informazioni in sede, tramite chiamata per avere qualche approfondimento, tramite domande via mail…  

 

Come si forma un lead?

Un lead non diviene tale visitando solamente il sito di un’azienda. Il visitatore, affinché si tramuti in lead, va fatto interessare a ciò che la nostra realtà offre, che si tratti di prodotti, oppure di prodotti. In modo che accresca sensibilmente la probabilità che egli acquisti dalla nostra azienda e diventi un vero e proprio cliente.

 

Come si comporta un lead?

Un lead è, in fin dei conti, un individuo che ha valutato interessante la nostra azienda per un qualsiasi prodotto e, di conseguenza, ha deciso di stabilire un dialogo con essa. Chi offre deve essere bravo a non limitarsi ad una proposta basica ma deve, attraverso la giusta comunicazione e strumenti adeguati, ampliare il raggio d’azione, offrendo al lead altri tipi di prodotti che potrebbero interessargli. Il dialogo stabilito fra le parti per un prodotto può essere molto più produttivo e non limitarsi al singolo interesse di partenza.

 

Come nascono i lead?

I lead, come già detto in uno dei primi paragrafi, non corrispondono a tutte le persone che visitano il nostro sito, ma diventano tali tramite un processo specifico che fa sì che si interessino sempre di più a noi e ai nostri prodotti. Solitamente, un lead si genera da una persona che (a volte casualmente, a volte cercandoci) accede ai nostri social o al nostro sito web, interessandosi ai nostri contenuti. Una volta nato l’interesse, cliccherà in seguito sulla cosiddetta call to action (CTA), la frase che chiude l’articolo di un sito e che rimanda il visitatore a contattarci o a compilare form utili alla registrazione del contatto sul nostro sito (e al conseguente acquisto di un prodotto o un servizio).

 

L’importanza della call to action

Come appena detto, la call to action è la frase che chiude un post sul sito. Contiene solitamente un pulsante (link) che rimanda a una landing page, ossia una pagina di approfondimento sul contenuto precedente. E, da lì, il visitatore viene sempre più “spinto” e invogliato a lasciare, tramite compilazione di form, i propri dati. E a rimanere in contatto con la nostra azienda. Per tutti questi motivi, produrre una CTA efficace è fondamentale nel processo di Lead Generation.

 

La fidelizzazione del cliente

Dopo aver cliccato sulla CTA, compilato il form e, magari, acquistato un nostro servizio, è importante fidelizzare il cliente. Avendo i suoi dati, il lead non va abbandonato, ma va costantemente aggiornato con nuovi servizi e tenuto in contatto con l’azienda. Bisogna invogliarlo a continuare a seguirci, offrendogli materiale originale che lo spinga ad acquistare nuovamente da noi e a non perderci di vista. Tramite, il più delle volte, strumenti come newsletter pensate ad hoc: avendo sue informazioni dopo la compilazione del form, possiamo individuare più facilmente prodotti specifici fatti su misura per lui!

 

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Ti interessano altri consigli per trattare al meglio visitatori e lead che visitano le tue pagine online? Contatta il team di playmarketing!

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Top e flop della comunicazione nel 2023
20 Febbraio 2024|Senza categoriaWeb Marketing

Top e flop della comunicazione nel 2023

Top e flop della comunicazione nel 2023

Ciao, ti diamo il benvenuto sul blog di Gianni Vacca! È passato più di un mese e mezzo dalla chiusura del 2023 ed è ora di tirare le somme dell’anno appena passato. In particolare, nelle prossime righe ci occuperemo di capire chi, comunicativamente parlando, abbia realizzato strategie vincenti e chi, al contrario, abbia ottenuto risultati deludenti. Ecco i principali Top e Flop del 2023.

 

Quando una pubblicità triplica la brand awareness: lo “spot della pesca” di Esselunga

A fine settembre 2023, la catena di supermercati Esselunga ha triplicato la propria brand awareness. Che cos’è la brand awareness? In parole povere, è il grado di conoscenza che i consumatori hanno di un determinato marchio. E, se un marchio già molto noto come Esselunga triplica la conoscenza di sé, significa che qualcosa di grosso è accaduto. Come è stato possibile un risultato così importante? La risposta è semplice, Esselunga ha ottenuto questo incredibile effetto grazie ad una pubblicità realizzata dall’Agenzia Small di New York. Per la precisione uno spot con protagonista una bambina, la sua mamma, il suo papà e… una pesca.

 

 

Il video ha generato decine di migliaia di commenti e, come spesso accade, ha scatenato pareri contrastanti. 

Molti hanno definito il film commuovente mentre altri, più critici, hanno sostenuto si trattasse di una narrazione “moralista” e “irrealistica”.  

Tanto è stato il successo dell’operazione messa in campo da Esselunga che anche la politica nazionale si è occupata di questo suscitando il plauso della Presidente del Consiglio Meloni e, di conseguenza, una nuvola di polemiche che hanno portato il caso alla ribalta dei media nazionali. 

Risultato: Esselunga ha triplicato la conoscenza del proprio marchio. Obiettivo raggiunto! 

 

Il pandoro più “chiacchierato” del globo: il caso Ferragni/Balocco 

Non sempre la viralità di un contenuto genera effetti positivi. Certamente l’azienda  Balocco, importantissima azienda dolciaria italiana con quasi cento anni di storia,  avrebbe fatto volentieri a meno della “pubblicità” scaturita da alcuni fatti balzati all’onore delle cronache nel mese di dicembre 2023. I presupposti per fare un gesto nobile c’erano tutti eppure le cose sono andate diversamente, vediamo perché:  

La famosa influencer Chiara Ferragni doveva pubblicizzare, grazie alla sua notevolissima fama, uno dei prodotti principali della Balocco, il pandoro legando alla suddetta campagna anche una finalità sociale attraverso una donazione (50.000 euro per un importante  Ospedale pediatrico). 

Eppure, nonostante le premesse positive, il Pandoro e la relativa campagna sarebbero andati di traverso sia a Balocco che a Ferragni. Perché? 

La mancanza di chiarezza nella campagna pubblicitaria, relativamente all’aspetto della beneficenza (importi donati, impatto delle vendite sulle donazioni, ecc…) ha generato un provvedimento dell’Antitrust – 1 milione alle società riconducibili a Chiara Ferragni e di 420 mila euro a Balocco per pratica commerciale scorretta – e un conseguente interessamento dei media nazionali ed internazionali. 

La vicenda è nota a tutti e le realtà coinvolte avranno, naturalmente, la possibilità di difendersi nelle sedi opportune, tuttavia ecco alcune considerazioni nel merito.  

La notorietà ha un prezzo e fare marketing – per quanto molti “fuffaguru” sul web dicano il contrario – non è semplice. Anzi, in generale fare impresa non è semplice. Infatti, data la notorietà, il provvedimento dell’Antitrust ha dato il via ad una catena inarrestabile di eventi, haters, pubblicazione di email private tra la Balocco e l’Agenzia della Ferragni, prese di distanza pubbliche tra moglie (Ferragni) e marito (Fedez), meme a profusione e tante altre tracce digitali che nessuno potrà mai eliminare dal web. Un esempio di campagna, per usare un eufemismo, non proprio ben riuscita.

 

 

Il Ministero del Turismo e la discussa Venere del Botticelli

Citiamo un ultimo caso “flop” riguardante, questa volta, la promozione del territorio italiano a livello nazionale ed internazionale, parliamo della famosa Venere del Botticelli, utilizzata dal Ministero del Turismo, con a capo Daniela Santanchè, per promuovere le città e il patrimonio culturale italiano. Descrizione testuale del post Instagram di venereitalia23, profilo ufficiale della “testimonial” botticelliana: 

“Siamo prossimi all’inverno e Natale è alle porte. Ho scelto di visitare Erice, un magnifico borgo in provincia di Trapani, che ogni anno ospita diversi presepi esposti tra le suggestive stradine, i cortili accoglienti, le chiese storiche e le botteghe dell’artigianato tipico.

Non vedo l’ora di immergermi nel clima dei tradizionali mercatini e di gustare un’ottima genovese calda!

Amo l’atmosfera natalizia, così ricca di colori, luminosa e piena di gioia.”. 

La foto di apertura della galleria Instagram ritrae la Venere nella città siciliana sopracitata su uno sfondo tutt’altro che “ricco di colori e luminoso”. Si poteva senz’altro scegliere un’immagine migliore per promuovere il Natale in quello che è un bellissimo borghetto siciliano e, più in generale, nel nostro bel Paese. 

Una circostanza che ha generato moltissimi commenti goliardici come “Venny ma con tutte le belle foto di Erice che ci sono su Google immagini dovevi pescare proprio sto vicolo nebbioso che pare Londra?” – oppure – “io fossi nelle persone di Erice vi farei causa” e così via. Diversi modi di esprimere la propria opinione su un post che ha destato sicuramente scalpore e discussione ma, quasi all’unisono, in modo negativo. Indice di una campagna social non proprio fra le più riuscite.

Per la foto della Venere: Clicca QUI.

 

Per altre curiosità

Ti interessano altri esempi di campagne, pubblicitarie o social, ben riuscite? Sei curioso di sapere altri “flop”? O, ancora, sei curioso di sapere le ricette per il successo di buona campagna? Contattaci per sottoporci la tua idea!

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Le 5 pubblicità di Natale più belle di sempre
26 Dicembre 2023|Marketing BasicMarketing TrendWeb Marketing

Le 5 pubblicità di Natale più belle di sempre

Le 5 pubblicità di Natale più belle di sempre

Benvenuti nel blog di Think1816!
Tra decorazioni natalizie, luci e alberi di Natale, in questi giorni si respira la classica atmosfera delle feste. Anche le pubblicità contribuiscono ad arricchire questo clima natalizio: per dimostrarlo, abbiamo selezionato 5 pubblicità di Natale molto famose!

Il jingle natalizio di Coca Cola

Una delle pubblicità di Natale più iconiche è quella lanciata da Coca Cola negli anni Ottanta (GUARDA QUI). Il suo punto di forza era sicuramente il jingle, diventato nel 1983 un vero e proprio tormenone: a cantarlo era un gruppo di ragazzi e ragazze che, muniti di candela, formavano un grande albero di Natale.
La melodia accattivante, il messaggio di pace e la dolcezza del video hanno reso questa pubblicità uno degli spot natalizi più riusciti di sempre.

Il trionfo del Pandoro Bauli con “Ba ba ba”

Anche questo spot di Bauli risale agli anni Ottanta ed è stato fondamentale per promuovere il pandoro in quel periodo (GUARDA QUI). All’epoca la canzone del signore al pianoforte e dei bambini intorno, una scena semplice e gioiosa al tempo stesso, veniva canticchiata spesso! Inoltre l’iconica confezione del pandoro Bauli, che di solito in mani ai bambini si trasforma in un elmo rudimentale, veniva già utilizzata al di là della sua funzione di scatola: come tamburo per accompagnare il pianoforte.

“Troooppo buona!”: la pubblicità di Natale dei Baci Perugina

Entriamo ora negli anni Novanta con uno spot di Baci Perugina che sicuramente molti di voi ricorderanno (GUARDA QUI): protagonista della pubblicità era una bambina che decideva quanti cioccolatini donare ai membri della sua famiglia, valutandoli secondo il loro “livello di bontà”. Ovviamente alla fine la persona più buona di tutte era proprio lei!

For gifts you can’t wait to give: la pubblicità di Natale di John Lewis

Facciamo un salto in avanti nel tempo per arrivare al 2011, quando la catena di grandi magazzini inglese John Lewis lanciò uno spot natalizio che fu diffuso prima online e solo successivamente in tv (GUARDA QUI). Il video, che commosse migliaia di spettatori, offrì un finale sorprendentemente tenero, che ancora oggi lo distingue dalle “solite” pubblicità di Natale.

Ma questo spot divenne virale anche per altri motivi, legati alla canzone scelta: una cover di Slow Moving Millie di “Please, please, let me get what I want” degli Smiths, scritta per criticare i costumi e le ipocrisie della classe borghese inglese. Probabilmente poteva essere fatta una scelta diversa, da parte di una catena di negozi che invita proprio all’acquisto di prodotti. La controversia comunque portò questo spot ad avere ulteriori visualizzazioni e ad essere diffuso ancora di più.

Nessuno rimane solo a Natale: lo spot di EDEKA

La catena di supermercati tedesca EDEKA ha realizzato nel 2015 uno spot natalizio che potrebbe essere ricordato da molti, dato che è stato ampiamente condiviso su tutti i social media (GUARDA QUI). La storia presenta un anziano signore che vive in solitudine, lontano dai suoi affetti più cari. Natale si prospetta un giorno triste per lui, dato che figli e nipoti lo informano con dei messaggi in segreteria che non potranno venire a trovarlo il 25 dicembre.

La situazione raggiunge l’apice proprio la mattina di Natale, quando i familiari vengono avvisati che l’uomo non c’è più. In preda allo sconforto, cercano disperatamente di raggiungere la sua casa per potergli almeno dare l’ultimo saluto. Tuttavia, il colpo di scena avviene nel momento in cui, una volta arrivati, scoprono che la casa non ospita un funerale, ma una tavola natalizia accuratamente apparecchiata.
Tra la perplessità dei familiari, il protagonista dello spot fa il suo ingresso, ancora vivo e vegeto, chiedendo con un sorriso: “In che altro modo avrei potuto portarvi tutti qui da me?”

La pubblicità di Natale di Edeka è sì uno spot pubblicitario, ma anche una storia capace di commuovere: questo è il suo punto di forza.

Quante di queste pubblicità ricordavi? Secondo te funzionerebbero ancora oggi?
Resta al passo coi tempi con Think1816: contattaci e creiamo insieme il prossimo “cult” pubblicitario!

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