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Midjourney: immagini estremamente realistiche generate dall’Intelligenza Artificiale
19 Marzo 2024|Non solo Marketing

Midjourney: immagini estremamente realistiche generate dall’Intelligenza Artificiale

Midjourney: immagini estremamente realistiche generate dall’Intelligenza Artificiale

Ciao, ti diamo il benvenuto sul blog di Gianni Vacca! Oggi parleremo di una piattaforma di Intelligenza Artificiale in grado di generare immagini estremamente realistiche. Stiamo parlando di Midjourney. Di cosa si tratta? Quali sono i segreti per poterlo utilizzare al meglio? Scopriamolo insieme.

 

Cos’è Midjourney? 

Midjourney altro non è che uno strumento derivato dall’Intelligenza Artificiale in grado, date delle indicazioni testuali, di creare delle immagini in linea con le indicazioni che gli abbiamo fornito. È per questo che a livello grafico e visivo, se usato nella maniera corretta, può risultare estremamente utile. Così utile che, come riportato dalla rivista Wired, è stato addirittura utilizzato da una testata scientifica per produrre immagini attinenti a un suo articolo (suscitando parecchio dibattito).

 

Come si usa Midjourney?

Una volta entrati sul sito Midjourney.com e forniti gli accessi richiesti, per utilizzarlo ci basterà accedere a una delle Newbies che si trovano sulla colonna di sinistra e cliccare nella stringa di testo di Midjourney. A quel punto, bisognerà inserire nella casella di testo la scritta “/imagine”. Alla stringa andrà fatta seguire la descrizione in inglese dell’immagine da ricreare. Per esempio “/imagine snow-capped mountains and glassy lakes” sarebbe la dicitura giusta nel caso volessimo l’immagine di montagne innevate e laghi cristallini. Nello specifico, Midjourney ci fornirà sempre quattro immagini di ciò che gli abbiamo richiesto tra cui potremo scegliere la migliore.

 

Come modificare le immagini generate?

Una volta ricevute le quattro immagini proposte da Midjourney dopo la nostra descrizione, sarà possibile apportarvi delle modifiche. Cliccando col tasto destro del mouse su una delle quattro immagini compariranno una serie di opzioni per modificarla. O, ancora, sotto la griglia sono presenti 4 pulsanti U e 4 pulsanti V (numerati e relativi ognuno alle 4 immagini). I primi permetteranno di ingrandire la relativa immagine, i secondi consentiranno invece di modificare leggermente l’immagine di riferimento. 

 

Arte e Intelligenza Artificiale

Midjourney è uno strumento utile anche per disegnatori o amanti dell’arte. È infatti possibile, fornendogli il giusto input, chiedergli di ricreare disegni con lo stile di uno specifico artista. Aggiungendo al nostro prompt (input) una stringa del tipo “in the style of (nome artista)” lui ci fornirà un’immagine che sembra fatta dall’artista stesso. Lo strumento permette quindi di ricreare quadri mai esistiti di artisti del passato o contemporanei. Anche per coloro che si vogliono sbizzarrire con l’arte, Midjourney può essere uno strumento molto stimolante e divertente.

 

Come si accede a Midjourney? È uno strumento gratuito?

Il modo più veloce per accedere a Midjourney è, come accennato in uno dei primi paragrafi, andare direttamente sul sito Midjourney.com, accedere alla versione Beta e fornire la propria mail. È possibile anche usufruire di un periodo di prova dello strumento. Se invece si vuole usare Midjourney senza limiti, sarà necessario iscriversi a un piano pro a pagamento che mette a disposizione dell’utente funzioni avanzate. 

 

Per altre informazioni

Sei interessato ad innovare la tua azienda? Hai bisogno di una strategia per introdurre l’Intelligenza Artificiale in azienda? Contatta il team di playmarketing!

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Il caso Federico Pistono
24 Novembre 2022|Marketing BasicMarketing TrendNon solo Marketing

Il caso Federico Pistono

Il caso Federico Pistono

Continuiamo con gli approfondimenti di pLAYmARKETING sui cosiddetti guru del marketing.
Questa settimana analizziamo il profilo di Federico Pistono, classe 1985, che si definisce “angel investor, futurist e psiconauta”, tutte denominazioni rintracciabili sul suo sito web.
Grazie al supporto di un articolo letto sul blog you-ng.it e pubblicato dal giornalista Germano Milite, facciamo un doveroso fact checking su alcune delle informazioni rilasciate da Pistono negli anni. Buona lettura!

Federico Pistono: angel investor, futurist e psiconauta

Come tutti i guru del marketing, anche Federico Pistono vanta un’esperienza invidiabile, una formazione prestigiosa e un CV talmente sorprendente da essere stato messo sotto la lente d’ingrandimento da Marco Camisani Calzolari – docente universitario, autore, divulgatore e consulente per grandi aziende – per alcune incongruenze.

Ciò che leggerai di qui in seguito, in effetti, è il sunto di una carriera straordinaria per un giovane uomo che già prima dei trent’anni aveva raggiunto traguardi considerevoli.
Milite riassume il CV di Pistono in pochi, ma fondamentali punti:

  •  ha fondato 4 start-up tra USA, Sudamerica e Italia;
  • è autore di 3 libri, tra cui un best seller internazionale tradotto in 6 lingue;
  • ha tenuto lezioni universitarie in atenei del calibro di Stanford e Bocconi;
  • ha partecipato a 5 TEDx e altri 60 eventi in giro per il mondo;
  • ha co-condotto un programma tv su Rai2, Codice – la vita è digitale;
  • ha creato il corso per imprenditori “Maveriks”.

Le incongruenze di Federico Pistono

Sempre Milite elenca poi alcune cose che non tornano.

  1. Innanzi tutto, Pistono sostiene di essere stato citato da Larry Page, co-founder di Google, in una sua intervista al Financial Times. Leggendo l’intervista, tuttavia, il giovane imprenditore non viene mai citato.
  2. Per quanto riguarda le 4 start-up fondate, Milite scopre che:
  • per Konoz, fondata nel 2014 e chiusa nel 2016, è difficile rintracciare bilanci e numeri affidabili.
  • Esplori, ugualmente chiusa, non presenta dati, bilanci, fatturati accessibili sul web.
  • Exponential Thinking, ancora attiva con unico membro: Pistono stesso. Tuttavia non è possibile risalire a un sito web o a un portfolio per sapere di più sulla sua effettiva attività.
  • Deep Thought, quarta e ultima start-up ancora attiva e collegata ad un’altra attività con base in Estonia. È proprio lui che per un periodo della sua vita si trasferisce in Estonia per portare avanti il suo progetto imprenditoriale. Grazie ad un veloce controllo sul registro delle imprese estoni si apprende che egli è titolare di altre società che mancano di bilanci e siti web di riferimento.

Oltre a queste appena citate, Milite individua altre stranezze riguardanti i ricavi. Questi, infatti, sembrano provenire da altre aziende di sua proprietà. La redazione di you-ng.it si è premurata di chiedere informazioni e chiarimenti a Federico Pistono che pubblica poi un lungo post in cui non riesce comunque a rispondere in maniera del tutto chiara alle domande poste.

La conseguenza è un forte sentimento di confusione condiviso. Pistono cancella commenti e banna numerosi utenti dalla sua pagina.

Raggiungere l’impossibile

In seguito a questi avvenimenti il guru del marketing decide di pubblicare un lunghissimo post sul suo sito dove racconta perché ha deciso di diventare angel investor e condivide la sua esperienza illuminante nella Silicon Valley. Sempre l’autore del nostro testo di riferimento pone l’attenzione su un passaggio molto interessante: Federico ha solo 11 anni quando cerca di convincere i genitori ad investire in Google. Era il 1997. Google viene fondata ufficialmente il 4 settembre del 1998.

Parallelamente a questo racconto di sé come uno che per farcela ha sperimentato vari fallimenti, Pistono propone anche una narrazione che ormai conosciamo bene: quella del “migliora te stesso, supera i tuoi limiti, nulla è impossibile”.

L’esempio è proprio uno dei suoi video motivazionali girati a Tallin. Qui lo vediamo camminare nella neve senza vestiti addosso con l’intenzione di fare un bagno nell’acqua gelata per temprarsi.
Si vede Pistono andare verso l’acqua, ma mai entrarci perché l’inquadratura non lo riprende. Poco dopo, Pistono torna verso la videocamera e la spegne, ma non sembra uno che si è immerso nell’acqua gelida del Mar Baltico: glielo fanno notare anche alcuni dei commenti su YouTube.

Nel mondo del marketing, della formazione imprenditoriale e della crescita professionale/personale esistono molti personaggi che ti promettono di raggiungere l’impossibile. Il nostro consiglio è quello di informarsi bene sui formatori a cui affidarsi: state lontani da chi vuole vendere fuffa e affidatevi solo a professionisti qualificati.

Per curiosità o maggiori informazioni, contatta il team pLAYmARKETING.

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Vendere la fortuna: Wanna Marchi e Stefania Nobile
10 Novembre 2022|Marketing BasicMarketing TrendNon solo Marketing

Vendere la fortuna: Wanna Marchi e Stefania Nobile

Vendere la fortuna: Wanna Marchi e Stefania Nobile

Questa settimana l’articolo del blog di pLAYmARKETING è dedicato a due personaggi tristemente noti nel nostro paese. Il loro nome è tornato sulla bocca di tutti grazie a Wanna, miniserie prodotta e trasmessa da Netflix. Un documentario di 4 puntate davvero avvincente e ben realizzato nel quale Wanna Marchi e Stefania Nobile, sua figlia e socia in affari, si raccontano – o meglio, raccontano la loro verità. Verità che spesso stride con quella processuale.

Vendere la fortuna: Wanna Marchi e Stefania Nobile

La storia di Wanna Marchi è il preludio dell’era dei “venditori di fuffa”, di chi crede di poter vendere qualsiasi cosa perché “tutto è possibile, basta crederci”.

Di quelli che ostentano la loro ricchezza e non si fermano mai, che si pongono come modelli da seguire. Di coloro che si sono fatti dal niente, proprio come Marchi, e ti dicono che anche tu puoi riuscirci. Una narrazione tossica che, purtroppo, ancora oggi fa tanti proseliti.

Lo stile comunicativo di Wanna Marchi

Tutti abbiamo visto o sentito nominare Wanna Marchi e la figlia Stefania Nobile, rispettivamente madre e figlia. Le due donne sono state protagoniste delle più popolari televendite della tv, ma anche di vicende legali e mediatiche senza precedenti.

Marchi prima, Nobile poi, diventano stelle del piccolo schermo a partire dagli anni ’80 con le loro televendite su prodotti di bellezza, gli “scioglipancia” e altri prodotti dimagranti che promettevano miracoli. Wanna aveva – e ha tuttora – uno stile comunicativo inconfondibile. La voce alta e gracchiante, l’atteggiamento che è un misto tra l’aggressivo e il motivazionale, il dito puntato contro le casalinghe pigre che non si prendono cura del proprio corpo.
E quel ritornello che entra in testa, e non esce più, alla fine di ogni frase: “D’accordo?”.

Le vicende giudiziarie di Wanna Marchi e Stefania Nobile

Era il 1990 quando Wanna venne arrestata per bancarotta fraudolenta. La condanna, però, sembrò non scalfire Wanna che, insieme alla figlia Stefania e all’appoggio del marchese Attilio Capra de Carrè – uno dei tanti personaggi bizzarri che si alterneranno in questa vicenda – tornò presto in tv a vendere i suoi prodotti di cosmesi.

Da personaggio televisivo a venditrice onnipotente

Le vita di Wanna Marchi e Stefania Nobile cambiarono quando entrambe conobbero il brasiliano Mário Pacheco Do Nascimento, il “Mago” e “Maestro di vita”. Con lui, nel 1996, Marchi e Nobile fondarono la società Ascié s.r.l e iniziarono a macinare milioni di lire.
I tre sostenevano di poter vendere la fortuna. Comunicavano agli sfortunati telespettatori numeri da giocare al lotto, vendevano talismani per scacciare il malocchio e kit contro le influenze maligne, leggevano le carte. Distruggevano speranze, mortificavano, spaventavano, ingannavano persone disperate, aggrappate a qualsiasi cosa pur di lenire ansie e preoccupazioni.

La tecnica di vendita di Marchi, Nobile e do Nascimento faceva leva sulla disperazione dei telespettatori, si nutriva delle loro debolezze, della bassa autostima, delle paure. Insomma, scavando nei sentimenti più ancestrali delle persone erano in grado di guadagnare milioni.
Ecco come da “personaggio televisivo” chiassoso, sopra le righe, irriverente e che sembrava creato ad arte, Wanna Marchi si trasformò in una venditrice in preda ad un chiaro delirio di onnipotenza. Lei crede davvero di poter fare quello che vuole ed è convinta di aver ragione, di non illudere nessuno e di non truffare.
La condanna di Wanna Marchi e Stefania Nobile
Siamo nel 2001 quando, dopo diverse segnalazioni, 2001 il programma di Canale 5 Striscia la Notizia denunciò le attività del trio. Anche un altro programma, Mi Manda Raitre, testimoniò la loro condotta sconvolgente. Scoppiò un vero e proprio scandalo che indignò l’opinione pubblica.
Per Marchi, la figlia, il mago e altre 5 persone a loro affiliate scattarono le manette nel 2002: tutti vennero accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e all’estorsione.

Da questo processo emerse il modus operandi del trio: la colpevolizzazione delle vittime e la loro umiliazione. Questo aspetto fa riflettere sugli imbonitori: essi sono talmente assuefatti dal loro credo che pensano di essere nel giusto. Nel caso specifico, Wanna Marchi e Stefania Nobile affrontarono tutti e 3 i gradi di giudizio perché ritenevano di essere innocenti.

La Corte di Cassazione condannò nel 2009 Marchi e Nobile rispettivamente a 9 anni e 6 mesi e 9 anni e 4 mesi di reclusione. Estinto il proprio debito con la giustizia, da allora mamma e figlia sono tornate qualche volta in tv. Addirittura, a Stefania Nobile venne offerto di tenere un corso di formazione sulla vendita in un istituto pugliese, ma le feroci polemiche fecero decadere la proposta.

Nella miniserie Wanna, Marchi e Nobile si raccontano senza filtri: sono due donne che hanno fatto i soldi e ne vanno fiere, non importa in che modo. Le due non riescono ad ammettere la gravità delle loro azioni e sostengono di non essere state nient’altro che delle abili venditrici.

Wanna Marchi, sua figlia Stefania Nobile e tutti gli altri protagonisti di questa triste vicenda sono l’esempio da non seguire quando si parla di vendita. Impara a riconoscere e a guardarti bene da chi vende fuffa, si vanta di ciò che materialmente possiede, ti promette guadagni facili e veloci in poco tempo.

Cosa ne pensi di questo articolo?
Raccontacelo, contatta pLAYmARKETING.

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“Cattiva maestra televisione”
3 Novembre 2022|Marketing BasicMarketing TrendNon solo Marketing

“Cattiva maestra televisione”

“Cattiva maestra televisione”

In periodi di incertezza, la comunicazione si spinge sempre più sull’emotività, dando spazio a messaggi positivi tanto quanto ad approfittatori del malessere altrui. Noi di pLAYmARKETING li conosciamo bene, sono i guru del momento, quelli dei soldi facili e delle regole semplici per arrivare al successo.
Proviamo a capire da dove arrivano, iniziamo dalla tv degli anni 90.

Cattiva maestra televisione

Cattiva maestra televisione” recitava Popper nel 1994.
Secondo il filosofo la televisione ha la capacità di agire in maniera inconscia sul pubblico, imponendo modelli di riferimento e gusti individuali. Non solo, spinge il pubblico ad adeguarsi in modo passivo a certi standard di opinione e di comportamento. Insomma, potremmo quasi dire che la vera unità d’Italia si deve a Mike Bongiorno più che a Garibaldi.

Ma cosa succede quando la televisione diventa università di talentuosi truffatori?
Facciamo un passo indietro, siamo negli anni ’90.

I maghi della truffa dalla televisione al web

Siamo negli anni ’90 quando le televisioni private iniziano a usare la pubblicità come fonte di guadagno. La televisione italiana si popola di televendite e nasce la figura del televenditore.

Con il tempo i televenditori più famosi diventano vere e proprie icone di stile e ingombranti personaggi televisivi. Molti hanno assonanze tra di loro: urlano, sono sguaiati, qualcuno addirittura asmatico e tutti con un unico obiettivovendere.
Non importa cosa, passiamo dagli orologi ai materassi ai coltelli da cucina alla speranza. Ed è proprio sulla speranza che vogliamo soffermarci, qui abbiamo la regina indiscussa della televendita: Wanna Marchi.
L’abbiamo vista recentemente protagonista di un documentario su Netflix, Wanna nazionale, agguerrita mentre a denti stretti sostiene che “i c****i vanno i***i”. Testuali parole.

Penseranno la stessa cosa anche tutti i venditori online? Anche loro vendono speranza – o meglio la speranza di fare soldi facili, senza sforzo, senza una solida formazione alle spalle. Il loro mezzo di comunicazione è il web: attraverso video su Google e tutti i social media diffondono il loro messaggio.
Basta un corso da 27€, o qualsiasi altra cifra con il 7, e anche tu diventerai ricco.

Milionari, dropshipping, trading, NFT, motivazione, eroi e libertà: queste le parole d’ordine.

Dai maghi delle televendite ai nuovi ricchi del web

Lo sfarzo è sempre in prima linea: piscine da urlo, macchine da centinaia di euro, vita di lusso. Il tutto creato rigorosamente dal nulla, improvvisando mestieri e società regolarmente in banca rotta. Ma in che cosa assomigliano ai loro antenati della televisione? Nel linguaggio, nello sguardo in camera, nell’arroganza e nell’ego.
Hanno imparato bene la lezione, hanno solo cambiato, come si dice in gergo, il target di riferimento. Oggi si rivolgono a giovani e vecchi insoddisfatti della loro vita professionale al posto delle casalinghe disperate, sempre con lo stesso risultato. Nulla viene regalato e nulla si improvvisa, ottenere risultati, che siano dimagrire o gestire la propria attività, costa fatica, errori e tanto tanto studio.
Possiamo affermarlo per certo, non esistono scorciatoie a 97€!

Ma quali sono le conseguenze di chi viene illuso dal fuffa guru di turno?
Le persone che si imbattono in questi improvvisati maghi sono destinate a schiantarsi.
Si passa dal cercare la libertà a diventare il guadagno di chi quella libertà l’ha promessa, spesso senza riuscire a chiedere aiuto a causa della vergogna di aver creduto a questa “favola”.

E allora sì, Popper aveva proprio ragione: “cattiva maestra televisione”.

La via di fuga

Con questo non vogliamo dire di essere in un mondo del tutto rovinato, semplicemente siamo in un mondo che necessità ancora più informazione e consapevolezza. Ecco perché noi di pLAYmARKETING una soluzione la vogliamo proporre: studiare, conoscere e aggiornarsi.

Il ‘sapere’ è l’unica cosa che permette di entrare nella giungla del web e uscirne vincitori.
Non fermarsi alle apparenze, aver consapevolezza di sé stessi e di chi si ha davanti. Non permettere mai più, ad un mago della truffa, di legittimare i suoi errori imputando al mal capitato la colpa, nella speranza, cara Wanna, che di “c****i” come li chiami tu, o di persone in crisi, come le definiamo noi, non ce ne siano mai più.

Perché come diceva Pennac: “Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso”.

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Google Analytics è illegale per la privacy?
1 Agosto 2022|Non solo MarketingWeb Marketing

Google Analytics è illegale per la privacy?

Google Analytics è illegale per la privacy?

Google Analytics è illegale per la privacy? Scopri con quali software sostituirlo!

Le aziende di tutto il mondo utilizzano Google Analytics per raccogliere dati sui visitatori del sito web, le recenti decisioni normative europee hanno messo a repentaglio il futuro dell’utilizzo di GA in Europa e di conseguenza di tutto il sistema di tracciamento ad esse collegato.

 

Qual è il problema dell’UE con Google Analytics?

Quando un’azienda utilizza Google Analytics, i dati vengono memorizzati ed elaborati dai server di Google negli Stati Uniti. Questo trasferimento di dati dall’Europa agli Stati Uniti è stato un punto di contesa per diversi regolatori europei.

In particolare, ci sono preoccupazioni su come i servizi di intelligence statunitensi siano in grado di accedere ai dati personali dei cittadini europei senza le protezioni richieste da diverse leggi europee sulla privacy dei dati.

 

Il problema del Trasferimenti di dati UE-USA 

Nel corso degli anni sono stati sviluppati numerosi accordi, quadri e regole per tentare di consentire la condivisione sicura dei dati dell’UE con gli Stati Uniti. Tuttavia, poiché le normative sulla privacy dei dati sono cresciute nel corso degli anni e l’attenzione è stata prestata ai trasferimenti di dati, questi accordi hanno subito sfide legali.

 

Le sentenze europee sulla privacy

L’autorità austriaca per la protezione dei dati ha stabilito che l’uso di Google Analytics viola il GDPR, è stato determinato che le misure tecniche messe in atto da Google Analytics, tra cui la limitazione dell’accesso ai data center e la crittografia dei dati mentre si spostano in tutto il mondo, non fanno abbastanza per impedire che vengano potenzialmente raccolte dalle agenzie di intelligence statunitensi. Google è stato in grado di accedere ai dati in testo normale. Questo ID univoco generato da GA è considerato un dato personale ai sensi del GDPR. Pertanto, l’utilizzo di Google Analytics coinvolge dati personali che non sono protetti da potenziali sorveglianza.

Tale trasferimento è stato ritenuto illegittimo in quanto non esisteva un livello di protezione adeguato per i dati personali trasferiti afferma Matthias Schmidl, vicecapo del regolatore di dati austriaco, ha anche aggiunto che gli operatori di siti Web non possono utilizzare Google Analytics ed essere conformi al GDPRL’autorità francese per la protezione dei dati (CNIL) ha raggiunto una decisione simile.

La CNIL ha deciso che l’uso di Google Analytics da parte di un sito Web francese senza nome non è conforme al GDPR in quanto viola l’articolo 44 (che copre i trasferimenti di dati personali dall’UE a paesi che non dispongono di protezioni della privacy essenzialmente equivalenti, come gli Stati Uniti). La dichiarazione ufficiale della CNIL è che i trasferimenti verso gli Stati Uniti “al momento non sono sufficientemente regolamentati” a causa dell’assenza di una decisione di adeguatezza UE-USA (un meccanismo che consentirebbe il trasferimento dei dati). Per questo motivo, esiste un rischio per i visitatori di siti Web francesi quando visitano siti Web con GA.

L’autorità ha osservato che le misure aggiuntive adottate da Google per regolamentare i trasferimenti di dati di Google Analytics “non sono sufficienti per escludere l’accessibilità di questi dati per i servizi di intelligence statunitensi”.  

 

L’intervento del garante europeo della protezione dei dati 

In seguito ad una complessa istruttoria, il 23 giugno 2022 il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato un Provvedimento, con cui comunica che il trasferimento di dati personali al di fuori dell’UE effettuato dagli utilizzatori di Google Analytics è da considerarsi illecito. Allineandosi con la decisione della CNIL, il Garante Privacy ha dunque sostenuto che l’utilizzo di Google Analytics non è conforme al GDPR. L’autorità ha adottato un primo provvedimento nei confronti di un editore specifico, ma la questione interessa molti altri siti web.

Quali sono i dettagli di questa pronuncia?

Nel provvedimento, il Garante ha rilevato che l’utilizzo di Google Analytics da parte dell’editore web ha portato alla raccolta di molti tipi di dati dell’utente, inclusi indirizzo IP del dispositivo, informazioni sul browser, sistema operativo, risoluzione dello schermo, selezione della lingua, oltre alla data e all’ora della visita al sito: il Garante ha documentato come tutte queste informazioni siano state trasferite negli Stati Uniti senza l’applicazione di adeguate misure supplementari per adeguare il livello di protezione al necessario standard giuridico dell’ue.

Il Garante Privacy ha concesso all’editore in questione (la società Caffeina Media Srl) 90 giorni per correggere la violazione di conformità. Ma la decisione ha un significato più ampio in quanto ha anche avvertito altri siti web locali che utilizzano Google Analytics della necessità di verificare la propria conformità. Infine, Guido Scorza (componente del Garante per la protezione dei dati personali), ha sottolineato come un accordo politico non sia sufficiente per risolvere la questione, ma serva una base giuridica.

 

Cosa puoi fare per sostituire Google Analytics 

Come visto nelle sentenze precedenti, Google Analytics è attualmente non conforme al GDPR Europeo e consigliamo alle aziende di sospenderne momentaneamente l’utilizzo per evitare di incorrere in sanzioni. Come puoi evitare eventuali sanzioni da parte del garante della privacy senza perdere i dati del tuo sito web? Esistono diversi strumenti sostitutivi che possono sostituire Google Analytics, seppur senza la profondità di analisi di GA, scopriamone alcuni.

Alternative:

  1. Matomo – Principale concorrente di Google Analytics per i siti web
  2. Hubspot – All’interno della suite troviamo molti strumenti per raccogliere dati sui siti web.
  3. Umami – Un sistema di tracciamento semplice per i siti web.

Cosa aspetti a contattarci per conoscere queste soluzioni alternative? Contattaci.

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