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Marketing: la spesa che ti fa crescere
28 Aprile 2022|Demand GenerationMarketing BasicMarketing Trend

Marketing: la spesa che ti fa crescere

Marketing: la spesa che ti fa crescere

Investire nel marketing per crescere

Sul blog di Playmarketing oggi parliamo dei budget dedicati al marketing e dell’importanza di avere certezze riguardo l’entità degli stanziamenti. Questo in un momento molto particolare, poiché nel 2021 le aziende hanno ridotto dall’11% al 6.4% questa voce di spesa. Sono dati che emergono dall’analisi condotta dalla società di consulenza Garner. Ne parliamo grazie agli stimoli offerti da un articolo pubblicato su gartner.com.

Cosa dice l’analisi di Gartner

Secondo Gartner, negli Usa e in molti paesi europei, nel 2021 le imprese hanno ridotto gli investimenti di marketing passando dall’11% al 6.4%: il punto più basso della storia recente.
Questi dati sono stati pubblicati sul Gartner CMO Spend Survey, report che ogni anno la società di consulenza produce intervistando oltre 400 responsabili marketing negli USA, Regno Unito, Francia e Germania. Il 2021 è stato un anno molto difficile: come è noto, le imprese hanno dovuto ridurre i budget di spesa e i tagli hanno riguardato anche i costi del personale e delle tecnologie. Le maggiori difficoltà sono state riscontrate nell’area del marketing: nel 2020, dopo l’inizio della pandemia, molti responsabili marketing stimavano si verificasse piccola ripresa nel 2021. Purtroppo ciò non si è verificato e il settore segna il livello più basso mai raggiunto.

Nessun settore è stato risparmiato

Secondo il report prodotto da Gartner la pandemia da Covid 19 ha colpito tutti i settori e nessuna azienda ha attraversato indenne la crisi. I mercati più pesantemente colpiti sono stati quelli dei viaggi e dell’ospitalità alberghiera, il settore manifatturiero e quello dell’industria tecnologica; di conseguenza in questi comparti si sono registrati i più consistenti tagli ai budget di marketing. Le aziende che producono beni di consumo nel 2021 hanno invece fatto registrate gli investimenti di marketing più consistenti, pari all’8,3% del fatturato.

Il primato del digitale

Il report Gartner riporta altri dati molto interessanti. Intervistando i responsabili marketing è emerso che il focus aziendale (e di conseguenza gli investimenti) si è concentrato sul digitale, assorbendo il 72,2% del marketing budget totale. Non solo: la pandemia ha determinato la riduzione delle attività delle agenzie media. I responsabili marketing stanno infatti riportando molte attività all’interno dell’azienda e puntano sulle potenzialità dei loro team. Dai dati risulta che negli ultimi 12 mesi sia stato tagliato circa un terzo delle attività precedentemente svolte da strutture esterne. Il risultato è chiaro: le imprese hanno scelto di occuparsi di strategie, innovazione e sviluppo in maniera indipendente con proprie risorse interne. Altro dato importante da segnalare riguarda la crescita delle risorse dedicate alle tecnologie di marketing. Quest’area si assicura il 26,6% del budget.

La customer experience è cambiata

Per ragioni facilmente intuibili, il biennio 2020-21 ha registrato cambiamenti estremamente significativi nei comportamenti delle persone, particolarmente per quanto riguarda i processi d’acquisto. Di conseguenza, anche i player più refrattari alla digitalizzazione hanno dovuto correre ai ripari ed accettare la transizione verso canali di vendita on-line. A tale proposito secondo lo studio prodotto da Gartner il nuovo commercio digitale ha assorbito il 12,3% dei budget aziendali. Anche la voce riguardante il monitoraggio dei comportamenti dei clienti conserva un ruolo rilevante nei budget di spesa, anche se ha perduto il primato conquistato anni addietro. Con buona probabilità, secondo Ewan McIntyre di Gartner la ragione va ricercata nel fatto che i risultati prodotti dai dati non sono all’altezza delle aspettative. Non solo: i cambiamenti dei regolamenti relativi alla gestione dei così detti big data rendono ancora instabile la pur fondamentale attività di marketing analytic.

Stabilire il budget di marketing è un’attività complessa che richiede visione, programmazione e creatività. Sicuramente non improvvisazione! Chiamaci per un confronto senza impegno, segui il link.

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I rischi della strategia oceano blu
21 Aprile 2022|Demand GenerationMarketing BasicMarketing Trend

I rischi della strategia oceano blu

I rischi della strategia oceano blu

Nel blu di Oceano Blu

Si chiama Oceano Blu. Un nome talmente particolare che pare inventato da un’associazione ambientalista. E’ invece il nome di una strategia di riposizionamento attuata da molte aziende. Oceano Blu offre soluzioni originali ed efficaci. Purtroppo comporta anche l’accettazione di parecchi rischi. Molti imprenditori la considerano alla stregua di una svolta radicale; per altri è un approccio eccessivamente pericoloso.
Ma cos’è esattamente Oceano Blu? E a quali fattori bisogna porre attenzione se si sceglie questa opzione strategica? Stimolati da un interessante articolo letto su theadaptivemarketer.com. questa settimana vi proponiamo sul blog di Playmarketing una riflessione critica su Oceano Blu

 

Navigare nell’Oceano Blu non è impresa per tutti

E’ opinione comune che Oceano Blu sia una strategia utilizzabile in ogni azienda. Opinione francamente discutibile. Come tutti gli strumenti efficaci (come tutte i farmaci e le terapie efficaci) l’adozione di Oceano Blu richiede un’attenta riflessione e un altrettanto attenta pianificazione. In caso contrario il fallimento è più che una certezza.

Cos’è Oceano Blu?

In cosa consiste la Blue Ocean strategy? E’ stata elaborata da W. Chan Kim e Renée Mauborgne e resa nota da un libro pubblicato nel 2005. La tesi degli autori è la seguente: le aziende, invece di farsi la guerra proponendo prodotti e servizi spesso indistinguibili nello stesso mercato indifferenziato, dovrebbero avere il coraggio di salpare verso il loro “Oceano Blu”. Ovvero, mettersi alla ricerca di un mercato nuovo, teoricamente inesplorato e altrettanto teoricamente redditizio, in cui poter serenamente moltiplicare i profitti. Individuare il proprio “Oceano Blu” sorta di novello Eldorado, in buona sostanza significa concentrare le proprie attenzioni su un segmento di mercato (inevitabilmente più piccolo della totalità) ma non per questo meno significativo per i consumatori.

L’esempio di Cirque du Soleil

Gli esseri umani ragionano per esempi. Quello ideale per spiegare la metodologia Oceano Blu è la vicenda del Cirque du Soleil. Un “circo” che ha coraggiosamente abbandonato l’idea tradizionale che noi tutti abbiamo del circo, quello con i numeri degli animali mirabilmente addestrati. Cirque du Soleil è diventato sinonimo di performance ad alto tasso di creatività artistica. Un nome diventato “biglietto da visita” di una formula circense unica ed esclusiva che ha prodotto un successo incredibile e altrettanto incredibili risultati economici.
Inutile sottolineare che il case-history Cirque Du Soleil è unico e non replicabile. Sarebbe infatti un grosso errore ipotizzare che un simile approccio strategico possa essere applicato in modo automatico a qualsiasi brand in qualsiasi circostanza.
Oceano Blu è una metodologia di riposizionamento la cui attuazione va valutata in modo prudente e approfondito. Le ragioni sono così sintetizzabili:

Trovare il proprio “Eldorado” non è facile

Scovare il proprio angolo di Oceano Blu è parecchio complicato. A parole la strategia ideata da Chan Kim e Mauborgne è semplice come bere un bicchier d’acqua: studia il mercato, trova un nuovo segmento, riposizionati e fatti riconoscere come il n°1. Purtroppo, passare dalla teoria alla prassi è molto più problematico. Come sanno bene tutti coloro che fanno impresa, identificare un mercato in cui essere anticipatori riconosciuti, divenire leader che inventano un modo nuovo e inedito di fare business, è molto difficile.

Sono molte le aziende che ci hanno provato. La maggior parte di loro hanno fallito. Al di là di ogni altra considerazione, è indubbio che chi vuole mettersi alla ricerca del proprio Oceano Blu deve pianificare anche i minimi dettagli; soprattutto deve ideare una strategia a prova di bomba. E’ letteralmente indispensabile pensare a 360°: rischi, opportunità, processi da creare ex-novo e cambiamenti strutturali da attuare.

Arrivare per primi sul campo di gioco non significa necessariamente vincere la partita

La storia è maestra di vita. Non sempre e non necessariamente il player che arriva per primo sul mercato sarà poi quello che vince la partita. Sono molti i casi di innovatori che hanno avuto inizi disastrosi: Kodak è stata la prima a proporre una fotocamera digitale; viceversa, l’Iphone di Apple è stato lanciato con due anni di ritardo rispetto al primo smartphone. Sappiamo bene come poi siano andate le cose.
Appare evidente che entrare per primi in un mondo inesplorato quale è un nuovo settore di mercato espone a grossi rischi. I consumatori spesso non comprendono la portata di ciò che si sta offrendo loro. Per non parlare di rischi legati alle fragilità tecnologiche: spesso “nuovo” significa anche non sufficientemente sviluppato. Uno dei primi personal computer apparsi sul mercato si chiamava Amiga. Nonostante sia stato lanciato circa dieci prima rispetto al Mac, ma non ha mai conosciuto il successo dei computer di Cupertino. La ragione? Non si capiva a cosa servisse.

Nuovo non significa profittevole

Ci sono mercati talmente nuovi da essere meravigliosamente privi di competitor. Una pacchia. Purtroppo, a volte sono anche totalmente privi di clienti. Un paradosso che sembra inventato da Zenone, quello di Achille e della tartaruga. Alcuni segmenti potenziali sono destinati a restare tali (cioè inesplorati come la Siberia) per il semplice motivo che determinate soluzioni non sono sentite tali dai potenziali clienti. Offrono risposte a domande che ancora non sono state poste.
Procter&Gamble, non esattamente un bruscolino, ha incontrato grosse difficoltà quando ha iniziato a proporre al mercato detersivi iper-concentrati. Bastavano poche gocce per lavare montagne di bucato. Fantastico se pensiamo allo spazio risparmiato e al packaging ridotto. Peccato che le clienti non fossero così convinte. L’inerzia è la forza più grande dell’universo e i consumatori faticano ad accettare il cambiamento.

Oceano Blu: che fare?

Creare un nuovo mercato o anche semplicemente entrarci, è parecchio difficile. Chi se lo pone come obiettivo deve avere le idee molto chiare: cosa offro, a chi, a che condizioni. Tassimo produce un caffè di ottima qualità. Ha proposto al mercato le sue nuove cialde singole nel momento stesso in cui lo faceva Keurig, il suo più acerrimo concorrente. Pur offrendo un prodotto ritenuto qualitativamente inferiore, Keurig aveva però le idee chiare: una robusta strategia di marketing eseguita alla perfezione ha fatto sì che ben presto divenisse leader di settore. (Invece Tassimo oggi è un’azienda in crisi). L’ennesima dimostrazione che qualità della strategia e vocazione culturale al successo sono gli ingredienti indispensabili.

Parla chiaro e non mentire a te stesso

Onestà intellettuale e assoluta chiarezza espositiva sono gli attributi indispensabili di chi guida un’impresa e decide di mettersi alla ricerca del suo Oceano Blu. Esplorare nuovi mercati significa cambiare paradigma competitivo: ciò comporta la necessità di dare vita ad un cambiamento che riguarda tutta l’impresa, la sua cultura organizzativa, i suoi valori di riferimento, le regole del suo “fare business”. Regola aurea: chi vuole davvero cambiare deve saper coinvolgere tutti i membri della propria squadra.

Pazienza e fiducia in sé stessi

Coraggio, determinazione, pazienza. Sono le doti che il cambiamento richiede affinchè sia attuato con successo. Ricercare Oceano Blu richiede tempo, perseveranza, costanza d’animo. Quando i risultati non sono immediati, i primi a mostrarsi insoddisfatti sono gli investitori e poi i manager dell’azienda e infine l’insieme dei dipendenti. Nonostante ciò, è indispensabile mantenere ferma la barra del timone: non perdere di vista gli obiettivi e non essere impaziente riguardo ai risultati. Quando la navigazione avviene tra flutti sconosciuti, anche se piccolo ogni progresso è importante. Il marinaio avveduto procede in modo cauto, senza prendersi rischi inutili.

Le conquiste vanno difese

Fantastico, hai finalmente trovato il tuo Oceano Blu! Inizia ora un’era di tranquillità e benessere? Nient’affatto. Se l’Oceano che hai scoperto è interessante per te, prima o poi lo sarà anche per i tuoi concorrenti. Osservando il tuo successo vorranno imitarti e approfittare dei vantaggi di un nuovo mercato a cui hai dato visibilità con grandi rischi e fatica. E’ esattamente quello che è successo al Cirque Du Soleil minacciato da Le Rêve, un astuto concorrente diretto. Gli “Eldorado” non restano a lungo prerogativa esclusiva degli innovatori coraggiosi che li hanno scoperti. E’ quindi indispensabile essere pronti a difendere con le “unghie e con i denti” del marketing, della ricerca tecnologica, del miglioramento qualitativo del servizio il territorio conquistato grazie all’intuito, al coraggio e alla perseveranza.

Oceano Blu, pensiero strategico

Pensare strategico” è un mestiere complicato. E’ composto da diverse attività che devono essere gestite in modo armonico e sinergico. Progettare una strategia è un esercizio mentale ad alto tasso di creatività: non affidarti a semplici copia/incolla. Le ispirazioni contano, ma anche l’esperienza nella gestione dei progetti è fondamentale. Perché non condividere con noi le tue idee? Contattaci subito!

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Netflix mercato del futuro
12 Aprile 2022|Demand GenerationMarketing BasicMarketing Trend

Netflix mercato del futuro

Netflix mercato del futuro

Mercato del futuro? Guarda Netflix

L’articolo del blog di Playmarketing di oggi accende i riflettori su Netflix.

Ci sono imprese come Netflix che più di qualunque altra sono divenute punti di riferimento. Realtà di mercato la cui natura e identità è fonte d’ispirazione per le strategie marketing, l’approccio tecnologico e lo sviluppo della cultura aziendale. Netflix rappresenta un “caso di studio” ideale sia per eccellenza del servizio offerto ai clienti, sia per risultati economici raggiunti. Un esempio imprenditoriale che può aiutarci a comprendere come costruire un brand vincente in grado di distinguersi da tutti gli altri. Grazie agli stimoli offerti da un importante articolo pubblicato su hbr.org abbiamo la possibilità di simulare lo sviluppo di un’impresa, un brand o un’azienda che decidesse di seguire le scelte strategiche compiuta da Netflix.

Netflix: ispirazione per le strategie di marketing e cultura aziendale

Fondata circa vent’anni fa, Netflix, ha parecchio da insegnare riguardo alla elaborazione strategica, l’impiego delle risorse tecnologiche e la costruzione di una specifica cultura aziendale. Creata nel 1997 da Reed Hastings, Netflix ha raggiunto numeri di stratosferica entità. Le sue scelte continuano a sorprendere i suoi abbonati così come sono fonte di costante preoccupazione per i suoi competitor. La ragione è semplice: Netflix continua ad essere l’avversario con cui battersi e ciò nonostante il leggero calo degli abbonamenti registrato negli ultimi mesi.

Dalla fondazione ad oggi il valore borsistico di Netflix ha superato i 165 miliardi di dollari. Le sue produzioni hanno conquistato più di 112 nomination agli Emmy: fatto che ha determinato la fine della storica supremazia di HBO. Un’ultima considerazione, ma certo non ultima per importanza, riguarda la reputazione. La cultura d’impresa che Netflix esprime e la qualità delle sue politiche aziendali dedicate al capitale intellettuale sono unanimemente apprezzate: una presentazione in formato PowerPoint messa a disposizione da Netflix sulle sue politiche aziendali in tema di risorse umane è stata vista più di 18 milioni di volte.

Alla luce dello straordinario successo raggiunto cosa possiamo imparare da Netflix? Sono tre le lezioni che possiamo provare ad applicare nella realtà di lavoro di tutti noi.

1. Big data + grandi idee = una squadra imbattibile

La più straordinaria risorsa di Netflix, ovviamente oltre ai propri abbonati, sono i big data. È sull’analisi dei dati e sull’applicazione di sofisticati algoritmi che l’azienda concentra la propria attenzione. Questo approccio innovativo ha cambiato per sempre il mercato delle televisioni a pagamento. Netflix ha saputo creare una piattaforma che trae spunto da ciò che gli abbonati guardano modellando le loro scelte future in funzione dei loro gusti: ovvero il passato indica il futuro.
125 milioni di abbonati generano un enorme flusso di dati riguardanti:

  • valutazioni qualitative: il prodotto editoriale preferito (il film la serie TV e i documentari che hanno ricevuto il maggior gradimento)
  • valutazioni quantitative: quanti episodi sono stati guardati e per quanto tempo
  • valutazioni predittive: quali sono gli show più attesi degli altri e in che modalità sono oggetto di binge-watching.

Abbiamo citato solo alcuni dei molti aspetti che Netflix può monitorare grazie all’enorme mole di dati in suo possesso. Un approccio strategico spiegato con grande chiarezza da Reed Hastings, il CEO dell’azienda, già nel lontano 2005 quando gli abbonati erano “solo” 3,5 milioni. Secondo il fondatore, Netflix è una piattaforma grazie alla quale è possibile scoprire ogni giorno nuovi programmi di intrattenimento e ampliare i propri gusti. Un approccio geniale che ha fatto sì che Netflix divenisse leader riconosciuto nel mercato dell’intrattenimento.

2. Se il tuo obiettivo è reinventare un mercato devi avere il coraggio di reinventare te stesso.

A Netflix va riconosciuto il merito di aver reinventato ridefinendolo il mercato dell’intrattenimento. Tra le molte aziende che rendono la Silicon Valley un luogo magico, Netflix è stata la più ambiziosa, la più visionaria, la più dirompente nella distruzione del vecchio modo di fare business.
Netflix inizia il suo percorso offrendo un servizio semplice: spedisce film su supporto DVD ai clienti abolendo le penali tradizionalmente previste in caso di ritardo nella restituzione. Questa prima scelta strategia costituisce un palese attacco a Blockbuster, in quegli anni leader nel noleggio di film. Il trionfo di Netflix arriva con lo streaming in digitale: oggi l’azienda è in grado di produrre contenuti audiovisivi originali per un valore di miliardi di dollari. 12 miliardi solo nel 2018.

Netflix ha sfidato convenzioni e conformismi propri del mercato della produzione cinematografica. Un mercato difficile quanto complesso. Un successo riconosciuto da tutti, competitor e clienti: Tuttavia, è stata una rivista di settore a definire l’approccio di Netflix alla produzione come un “ribaltamento dei canoni del business televisivo“. Dobbiamo anche Netflix la nascita di un concetto e di una pratica di consumo televisivo chiamata “binge-watching”, neologismo adottato da tutto il mondo della comunicazione. Le scelte di Netflix, spesso criticate e accolte con scetticismo, hanno di fatto ridefinito il mondo dell’entertainment.

Cosa abbiamo imparato? Perseguire il successo significa sempre accettare il cambiamento e gli inevitabili rischi che il cambiamento comporta. Da Neflix abbiamo anche imparato che non devi consentire che ciò che già conosci limitino o compromettano le tue possibilità future.

3. Strategia e cultura sono le facce della stessa medaglia

Molto del successo di Netflix nasce dalla capacità di visione, dal coraggio di cambiare sé stessi per mutare le regole del gioco, dalla raffinatezza degli apparati tecnologici della piattaforma. Tuttavia nessun brand diventa “sinonimo di successo” come è accaduto a Netflix se alla base non c’è una cultura aziendale solida, strutturata e dotata di visione illuminata.

Netflix ha aggiornato nel 2017 il proprio “Manifesto dei valori”: un’importante dichiarazione di principi, politiche aziendali e pratiche virtuose adottate dall’azienda nei confronti delle risorse umane. Una delle più importanti caratteristiche di questo documento è il linguaggio adottato, improntato ad estrema chiarezza, redatto in modo semplice e con tono colloquiale. Appare evidente come nessun consulente specializzato in risorse umane abbia elaborato suggerimenti o apposto correzioni. Il motivo è chiarito nell’incipit del documento:

Molte aziende hanno il loro manifesto, ma spesso i valori che vi si trovano descritti sono vaghi […]. I veri valori di un’azienda sono dimostrati da chi viene premiato o lasciato andar via“. Qual è il comportamento ideale del dipendente Netflix che merita di essere riconosciuto e premiato? “La cosa importante è che dica quello che pensa nel miglior interesse per l’azienda, anche se è un commento scomodo”. Il dipendente “deve essere disposto a mostrarsi critico, quando necessario, nei confronti dello status quo“. E infine “saper prendere decisioni difficili… mostrarsi vulnerabile e alla ricerca della verità”.

Vuoi innovare la tua azienda e confrontarti sui nuovi trend di mercato? Contattaci senza impegno, noi siamo qui.

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Disinformazione e Fact Checking
3 Aprile 2022|Marketing TrendNon solo MarketingSenza categoria

Disinformazione e Fact Checking

Disinformazione e Fact Checking

Cosa c’entrano le fake news con il marketing?

Le notizie, con l’arrivo di internet, sono sempre più accessibili. Se questo è fantastico, il problema è che diventa difficile distinguere le notizie affidabili da quelle che non lo sono affatto.

Anche se può sembrarti distante, tutto questo ha a che fare con il marketing. Questo articolo riprende il blog della Ohio University, una breve guida per individuare gli indizi da cercare all’interno di un sito – oppure della stessa notizia – e capire se si tratta di cattiva informazione o meno.

Infatti, intert velocizza la diffusione delle notizie, quelle reali e purtroppo anche quelle false. Queste ultime possono avere effetti disastrosi, sia sugli individui, sia sulla società nel suo insieme. 

La verifica dei fatti (il fact checking) è importante perché la disinformazione può influenzare la tua opinione. A sua volta, la tua opinione può in gran parte condizionare le tue azioni. Se basi le tue azioni su informazioni false, potresti prendere facilmente decisioni sbagliate. E questo ci collega agli imprenditori, ai loro manager.

Anche perchè le decisioni possono portare a conseguenze indesiderate. Ad esempio, se condividi notizie false su una piattaforma di social media e le persone scoprono che sono false, questo potrebbe avere un impatto negativo sull’opinione che hanno della tua credibilità. Oppure, le notizie false che condividi potrebbero diventare virali e indurre altre persone in errore.

Il modo migliore per contrastare le fake news? Effettuare una propria ricerca! Inzia da  questo articolo, imparerai le nozioni di base sulla disinformazione e le notizie false, come valutare le fonti di informazione, dove trovare informazioni affidabili e dove cercare strumenti di verifica dei fatti.

Definizione di disinformazione: che cos’è e perché è un problema?

Nella sua definizione più semplice, la disinformazione è un’informazione errata o fuorviante. Tuttavia, quando Dictionary.com ha nominato la disinformazione come parola dell’anno 2018 , lo ha fatto con l’aggiunta di una frase che riflette la nostra situazione attuale. La disinformazione non è solo un’informazione errata o fuorviante, è una falsa informazione che le persone diffondono indipendentemente dal fatto che vi sia l’intenzione di fuorviare .

Questa nuova definizione spiega il fatto che molte persone che condividono la disinformazione online non sanno che si tratta di disinformazione e non la condividono con intenzioni dannose o dubbie. Molte persone condividono le “notizie false” perché le trovano interessanti e rilevanti rispetto ciò che sta accadendo nel mondo.

L’atto apparentemente innocente di condividere la disinformazione può avere conseguenze indesiderate. Se le testate giornalistiche o i siti editoriali segnalano disinformazione senza prima verificarla, la disinformazione può diventare una fake news.

Nel peggiore dei casi, le fake news minano la democrazia. Infatti, la disinformazione può anche influenzare l’opinione pubblica, come la negazione del cambiamento climatico o il movimento contro le vaccinazioni. Le persone che lavorano per combattere la disinformazione si impegnano a garantire che le bugie non danneggino gli individui e la società nel suo insieme.

 

 

Cattiva informazione Vs. disinformazione

Cattiva informazione e disinformazione sono termini che possono sembrare intercambiabili. Sebbene ci siano alcune somiglianze tra cattiva informazione e disinformazione, non sono la stessa cosa. A differenza della cattiva informazione, che le persone diffondono senza sapere che è falsa, la disinformazione è una falsa informazione che le persone diffondono con la piena consapevolezza della sua inesattezza.

Un esempio di disinformazione sono i coupon Nike falsi diffusi dai troll sui forum internet 4Chan e 8Chan. Dopo che Nike ha presentato Colin Kaepernick – un ex quarterback della NFL – la cui campagna #TakeAKnee era una protesta contro l’ingiustizia razziale in una campagna pubblicitaria, gli utenti del forum hanno iniziato a diffondere coupon falsi. I coupon falsi, razzisti, offrivano uno sconto del 75% sui prodotti Nike per le “persone di colore”. L’intento di questa disinformazione era quello di danneggiare il marchio Nike.

Le leggende urbane sono esempi di cattiva informazione. Molte persone diffondono leggende metropolitane credendo che siano vere, o almeno che ci sia un briciolo di verità in esse. Negli USA, il mito di Slender Man è un esempio di leggenda metropolitana moderna propagata online. Una stroia che si racconta online, dandogli un tono di “realtà”. Alla fine, due bambini hanno affermato che Slender Man li ha costretti a tentare di commettere un omicidio.

Poiché la cattiva informazione può essere più diffusa e più difficile da individuare rispetto alla disinformazione, questa guida si concentra sulla cattiva informazione. Tuttavia, tieni presente che i metodi di verifica dei fatti qui presenti possono essere utilizzati anche contro la disinformazione.

 

 

La diffusione della cattiva informazione e delle Fake News

La comunicazione istantanea e i social media hanno reso più facile che mai per le persone entrare in contatto tra loro, indipendentemente dal tempo o dal luogo. Sebbene questo sia incredibilmente utile per una moltitudine di motivi, ha anche creato il terreno fertile perfetto per la diffusione della cattiva informazione a macchia d’olio.

La ricerca mostra che gli utenti di Facebook interagiscono con la cattiva informazione – che spesso assume la forma di notizie false – in media 70 milioni di volte al mese. Si tratta di un calo rispetto al picco del 2016 (elezioni USA) di 200 milioni di coinvolgimenti mensili con notizie false, ma non è ancora una cifra da poco. Su Twitter, le persone condividono contenuti falsi da 4 a 6 milioni di volte al mese, una cifra che non è diminuita dalle elezioni del 2016.

A causa di bot artificiali intelligenti, “troll” che sono intenzionalmente offensivi e cattivi, così come microtargeting e annunci personalizzati, è fin troppo facile che si diffondano notizie false. Gli errori cognitivi possono rendere le persone più suscettibili alla cattiva informazione. Sui social network, tendiamo a condividere storie che suscitano le nostre emozioni ed è più probabile che ci approcciamo a contenuti che hanno già moltilike“, commenti o re-tweet, indipendentemente dal fatto che quel contenuto sia vero o falso.

Nel caso dello scandalo di Cambridge Analytica, gli investigatori hanno scoperto che un’azienda chiamata Cambridge Analytica aveva raccolto dati sul profilo psicologico di utenti che non ne erano consapevoli. I malintenzionati hanno utilizzato questi dati nel tentativo di influenzare le elezioni del 2016, proprio con microtargeting e cattiva informazione; hanno sfruttato i pregiudizi emotivi per diffondere notizie false e influenzare le opinioni politiche.

 

L’importanza di fonti credibili

Richieste di controllo dei fatti con informazioni attendibili provenienti da fonti credibili sono forse il modo migliore per combattere la diffusione della cattiva informazione. Ricontrollando un’affermazione che vedi sui socialmedia, inserendola in una ricerca online per esempio, puoi verificare se sia vera o meno. È importante utilizzare fonti verificabili e affidabili per verificare le informazioni, altrimenti rischi di rendere perpetuo il ciclo.

 

 

Cosa rende credibile una fonte?

Quando si tratta di credibilità delle fonti di informazione, le acque possono risultare torbide ​​per un utente Internet occasionale. Non è sempre immediatamente chiaro quali siti Web e articoli siano credibili. Un determinato sito può sembrare affidabile per una persona, ma non per un’altra.

Ci sono sei criteri che puoi usare per valutare un sito web :

  • Autorità : il sito Web deve contenere informazioni sui contatti, sullo sviluppatore/proprietario e sulle credenziali/qualifiche dell’autore.
  • Scopo : lo scopo del sito web deve essere chiaro, con articoli che corrispondono allo scopo dichiarato; puoi guardare l’URL del dominio per determinare lo scopo: i siti .gov sono governativi, i siti .edu sono di college e università, mentre i domini .com, .org, .net possono essere acquistati e diventare fonti di notizie false.
  • Copertura: il sito Web dovrebbe fornire collegamenti esterni a fonti verificabili per eseguire il backup di affermazioni concrete. Se il sito si collega solo alle proprie pagine e il collegamento esterno, occasionale, è a un sito discutibile, di bassa autorità, la copertura è incompleta e potrebbe non essere affidabile.
  • Tempismo: il sito Web dovrebbe fornire informazioni su quando il contenuto è stato scritto e pubblicato, come anche se sia stato aggiornato. I collegamenti alle fonti di informazione dovrebbero essere pertinenti e aggiornati.
  • Obiettività: il sito web dovrebbe essere chiaro su quanto sia obiettivo. Dovresti essere in grado di capire esattamente cosa sta facendo un sito guardando la sua sezione “Informazioni”.
  • Precisione: le affermazioni concrete del sito Web dovrebbero essere verificabili. Le affermazioni fattuali dovrebbero risultare vere quando messe alla prova rispetto a fonti indipendenti.

Può essere difficile verificare la credibilità di un sito web perché è necessario condurre una ricerca. Tuttavia, è molto meglio impegnarsi un po’, piuttosto che accettare ciecamente le affermazioni di un sito come veritiere.

 

 

Lista di controllo di siti Web per la valutazione: come valutare una fonte per la sua credibilità

Ci sono alcuni criteri aggiuntivi in ​​base ai quali giudicare l’affidabilità di un sito. Per rendere ancora più semplice il processo di valutazione delle fonti, poniti le seguenti domande:

  • Il design del sito dà priorità all’esperienza dell’utente in modo che possa navigare facilmente e trovare informazioni sul sito? Oppure è difficile da usare?
  • Il contenuto del sito è pieno di errori tecnici (ad es. errori di ortografia, errori grammaticali, titoli che non corrispondono all’argomento del contenuto) da cui si evince che non c’è un controllo editoriale? Oppure c’è un livello di qualità ragionevole?
  • Il contenuto del sito è discutibile, copiato e ripetitivo; oppure è autentico?
  • Se si tratta di una fonte di notizie, potresti trovare gli articoli modificati o errori di battitura.
  • Il sito ha fonti di informazioni originali o contiene solo collegamenti? Per le fonti originali, una ricerca su un motore di ricerca affidabile rivela l’autenticità della persona o dell’associazione. In questi casi, chiediti qual è l’obiettivo della persona o dell’associazione?
  • Le immagini sul sito sono di bassa qualità e spam, oppure sono riferite e contribuiscono direttamente all’argomento del contenuto?
  • Il sito identifica il suo target?
  • Puoi cercare facilmente all’interno del sito tramite un motore di ricerca?
  • Il sito ha un certificato di sicurezza valido?
  • L’editore del sito risponde quando lo contatti?
  • I tentativi di accesso ai contenuti danno spesso luogo a reindirizzamenti?
  • Il sito è spesso inattivo e non funziona correttamente?
  • I link in genere portano a pagine chiuse/inesistenti?

Non è necessario rispondere a tutte queste domande, ma anche tentare di rispondere ad alcune di esse può metterti sulla strada giusta per determinare la credibilità di un sito web. La chiave è diventare critici e iniziare a fare ulteriori passi verso la certezza.

Di seguito, troverai alcune delle più grandi domande a cui rispondere nella tua ricerca della verità.

 

L’affermazione è credibile?

Innanzitutto, considera l’affermazione stessa: il buon senso ti dice che è credibile o realistico? Le notizie possono essere scioccanti o inaspettate, ma un titolo dovrebbe avere un ragionevole livello di credibilità. Trattate come sospette affermazioni sensazionali o rivelatrici su personaggi pubblici, politica e sulla realtà. Cerca di non fidarti di tutto ciò che leggi o di dare per scontato che qualcosa sia vero solo perché qualcuno l’ha scritto. Se un articolo sembra inverosimile, ci sono buone probabilità che sia una notizia falsa.

 

Si tratta di un ente di notizie noto oppure di un sito Web?

Quale sito Web o organizzazione ti fornisce informazioni? È una testata giornalistica affidabile, come The New York Times , NPR o Reuters? O è un sito Web casuale di cui non hai mai sentito parlare prima? Ancora una volta, controlla l’URL del sito Web: i siti .edu e .gov sono i più affidabili, poiché sono riservati alle istituzioni educative e alle organizzazioni governative. Qualcuno potrebbe anche provare a imitare l’URL di una testata giornalistica rispettabile, quindi ricontrolla che non sia scritto male o che non ci siano lettere mancanti.

 

Includono fonti per le loro informazioni?

Che si tratti di articoli di notizie o di articoli accademici, una fonte credibile include sempre fonti esterne da cui hanno attinto per avere informazioni, a sostegno delle loro affermazioni fattuali. Le testate giornalistiche richiedono ai giornalisti di identificare le loro fonti a meno che la fonte non abbia richiesto l’anonimato. Gli esperti vogliono dare credito, poiché sanno che citare altri esperti rende le loro affermazioni ancora più forti. Tuttavia, fai attenzione a esaminare le fonti giornalistiche, accademiche e scientifiche; anche le fonti ufficiali potrebbero essere troppo distorte per essere attendibili o non legittime come sembrano.

 

Le informazioni sono disponibili in diversi siti di notizie affidabili?

Il sito web che stai leggendo è l’unico a riportare queste informazioni, oppure anche altre testate giornalistiche note ed autorevoli condividono storie simili? Se un sito Web è l’unico posto in cui puoi trovare informazioni su un argomento, probabilmente è una notizia falsa. Anche le notizie più recenti e dirompenti si sono diffuse rapidamente tra diversi organi di informazione. Se sono presenti altri siti che segnalano le informazioni, verificare la validità e il livello di autorità di tali siti.

 

L’autore è reale e affidabile?

Prenditi un momento per identificare l’autore di un contenuto. Se il sito Web rivela il nome e le credenziali dell’autore, può essere un buon segno che qualcuno è disposto a sostenere il proprio lavoro e a mettere a rischio la propria reputazione.

Tuttavia, un autore da solo non è sufficiente per determinare una fonte affidabile. Potrebbe essere un personaggio o uno pseudonimo falso, oppure potrebbero non essere qualificati per scrivere effettivamente sull’argomento. Assicurati di vedere se l’autore fornisce collegamenti a siti Web personali, profili di social media o un portfolio e segui i collegamenti per verificarne la legittimità.

 

È successo di recente?

Guarda la data dell’articolo o del rapporto. Quando è stato pubblicato per la prima volta oppure aggiornato per l’ultima volta? La data di una fonte dice molto sul fatto che le informazioni siano ancora rilevanti, fattuali, accurate o utili. Ad esempio, se stai cercando le informazioni più recenti sui candidati alla presidenza, il timestamp sulle fonti di informazione può modificare notevolmente l’accuratezza e la pertinenza delle informazioni. I fatti sono sensibili al tempo; in genere, più un rapporto è recente, meglio è.

 

Suscita forti emozioni?

Le notizie false e la disinformazione spesso tentano di fare appello alle tue emozioni o di suscitare una reazione forte o intensa. L’articolo o la fonte di informazioni sta cercando di farti sentire in un certo modo?

Non importa quale sia l’emozione – felice, arrabbiata, triste, scioccata – qualsiasi articolo che tenti di persuaderti a provare emozioni intense ha maggiori probabilità di essere di parte. Un autore di un articolo di parte potrebbe cercare di persuaderti a credere a determinate ideologie o sostenere una causa, piuttosto che informarti. Cerca fonti di informazione che includano l’altro lato dell’argomento sotto forma di prove compensative o interviste con esperti che contraddicono il sentimento prevalente di un pezzo.

Le situazioni complesse, quali la pandemia globale o la guerra in Ucraina, lasciano spazio proprio alla proliferazioni di fake news e complotti globali.

Durante il covid abbiamo letto quanto fosse un virus da laboratorio cinese, tanto quanto fosse stato creato da un laboratorio americano e diffuso nei giochi militari in Cina. Quante persone dovrebbero tenere questo segreto? Migliaia? Eppure ancora oggi ci sono persone fortemente convinte di questi complotti.

Oppure quando i sistemi bancari hanno bloccato le transazioni verso conti russi attraverso le loro piattaforme. Per capirci, si tratta di circuiti tipo Visa, Masterard, GooglePay, Applepay ecc. Queste sanzioni hanno sì ridotto la possibilità di effettuare pagamenti per chi avesse un conto in Russia, tuttavia non è vero che i governi europei hanno confiscato i conti a tutti i cittadini russi. Solo in Italia, sarebbero oltre 40.000 (quarantamila), eppure c’è chi ne è tuttora convinto.

 

La distorsione della conferma sta offuscando il tuo giudizio?

Il pregiudizio di conferma è la tendenza umana a cercare e credere alle informazioni che confermano i nostri pregiudizi. Quando si esamina una qualsiasi fonte, è importante considerare la propria risposta alle informazioni. La fonte di informazioni ti dice  quello che vuoi sentire? Il bias di conferma rende difficile capire se una fonte non è affidabile come pensi . Saprai che stai sperimentando un bias di conferma quando le tue emozioni sono “accese” e non esiste un sano livello di scetticismo.

 

Fonti credibili: dove trovare informazioni affidabili

Anche se non puoi fidarti di tutto ciò che leggi, ci sono ancora molti posti affidabili per trovare informazioni credibili su Internet.

  • Associated Press News: agenzia di stampa senza scopo di lucro e vincitrice di 53 premi Pulitzer, l’ AP ha una struttura priva di personalità giuridica con oltre 1.000 membri, inclusi giornali ed emittenti statunitensi.
  • Reuters: spesso fonte di informazioni per altri siti di notizie, Reuters ha un’ottima reputazione ed è di proprietà di Thomson Reuters , che limita l’influenza aziendale.
  • PBS: un’organizzazione senza scopo di lucro, il servizio di radiodiffusione pubblica sottopone i contenuti a un test per assicurarsi che non servano gli interessi dei finanziatori.
  • The Economist: Nonostante l’inclinazione liberale dei suoi editoriali, The Economist ha la reputazione di riportare informazioni attendibili prive di pregiudizi .
  • BBC: finanziata principalmente da un canone pagato dalle famiglie britanniche, BBC News è indipendente e regolamentata da un’entità separata chiamata Ofcom che riceve indicazioni dal Parlamento britannico.

Altri notiziari con le migliori valutazioni includono The New York Times , Christian Science Monitor e ProPublica. Sebbene non sia una pubblicazione di notizie, C-SPAN è un’eccellente fonte di informazioni dirette su ciò che sta accadendo a Washington.

 

Chi può combattere la disinformazione?

Tutti possono e devono combattere la diffusione della cattiva informazione ricercando affermazioni e rifiutandosi di condividere notizie false. Se una storia è sospetta, è meglio non condividerla. Indipendentemente dalla tua età, sesso, provenienza o convinzioni politiche, puoi adottare misure per scoprire se le informazioni che incontri online sono effettivamente corrette. Alcune persone, tuttavia, sono in una posizione particolarmente forte per combattere la diffusione della cattiva informazione.

 

Capi di governo e funzionari

Le persone che lavorano per il governo, a livello locale o statale, sono in una posizione unica per combattere le fake news. I leader pubblici hanno la responsabilità etica di promuovere l’interesse pubblico e promuovere le organizzazioni etiche. Poiché la disinformazione e le notizie false non possono aiutare il pubblico, i funzionari del governo hanno pieno controllo sulla promozione di iniziative per combattere le notizie false.

I leader pubblici possono fare quanto segue:

  • Promuovere l’alfabetizzazione giornalistica.
  • Incoraggiare il giornalismo indipendente e professionale.
  • Incoraggiare l’indagine scientifica sui metodi per frenare la diffusione di notizie false.
  • Promuovere la trasparenza del governo.
  • Scoraggiare la censura.
  • Difendere la libertà di parola.

In particolare, i leader pubblici possono scegliere di rendere merito agli informatori che riportano la verità. Gli individui che perseguono una laurea in amministrazione pubblica saranno in prima linea nella lotta contro le fake news promuovendo la sensibilizzazione del pubblico e portando avanti iniziative di trasparenza.

 

Leader di settore

I leader pubblici non sono gli unici eticamente responsabili in società complesse come quelle occidentali. Ci vuole l’aiuto di organizzazioni private per combattere la disinformazione. Quando il settore pubblico e quello privato lavorano insieme verso un obiettivo comune, possono instaurare partnership pubblico-privato di successo. I leader dei settori delle notizie e di Internet, come YouTube, Google, Facebook e Twitter, devono impegnarsi a combattere la disinformazione. Consentire la circolazione di notizie false sulle piattaforme Internet contribuirà solo a futuri problemi di disinformazione. Proprio come i leader pubblici hanno la responsabilità di essere onesti con il pubblico, i leader di settore devono opporsi attivamente alla diffusione della cattiva informazione.

 

Giornalisti e scrittori

Giornalisti e scrittori hanno il controllo sui contenuti che creano e hanno l’obbligo di garantire che le informazioni che riportano siano il più accurate e veritiere possibile. Tuttavia, secondo il Poynter Institute, uno studio ha rivelato che l’80% dei giornalisti è scivolato nella cattiva informazione online. Secondo l’esperta di disinformazione Joan Donovan, i giornalisti e i media aiutano ad amplificare la disinformazione quando la coprono. Questo è il motivo per cui Google ha rilasciato due nuovi strumenti per aiutare i giornalisti a verificare le storie. Riportando solo informazioni che sanno essere vere, giornalisti e scrittori possono fermare la cattiva informazione prima che abbia la possibilità di diffondersi.

 

Generazioni più giovani

I bambini sono il futuro del nostro mondo e, a causa della crescente consapevolezza pubblica delle notizie false, i bambini sono in grado di contrastare la disinformazione sin dalla giovane età. Nata tra il 1996 e il 2010, la Generazione Z è la prima generazione cresciuta su Internet, con un accesso praticamente infinito alla tecnologia e alle comunicazioni istantanee. La Generazione Z è ben preparata per il servizio pubblico perché conosce i problemi e non ha paura dell’attivismo. Secondo il Poynter Institute, è più probabile che le persone anziane condividano notizie false. In quanto nativa digitale, la Generazione Z potrebbe capire come valutare le fonti e identificare le notizie false meglio delle generazioni precedenti che non hanno familiarità con questa tecnologia.

 

Risorse e strumenti di verifica dei fatti

Esistono molte risorse e strumenti progettati per aiutarti a verificare la veridicità delle affermazioni fattuali dentro e fuori Internet. Sono siti e consigli americani, tuttavia li riportiamo per completezza e per una ricerca che speso passa attraverso news che arrivano da fonti USA.

Siti di verifica dei fatti

  • org: Dall’Annenberg Public Policy Center dell’Università della Pennsylvania, questo è un sito senza scopo di lucro e apartitico dedicato a ridurre il livello di inganno e confusione nella politica statunitense.
  • PolitiFact: acquisito dal Poynter Institute nel 2018 e finanziato da annunci online e donatori privati , Politifact è un sito apartitico caratterizzato dal “truth-o-meter”, che assegna livelli di verità alle dichiarazioni politiche.
  • FAIR: un gruppo nazionale di controllo dei media, FAIR è specializzato nella critica dei pregiudizi e della censura dei media, con un’enfasi sulla promozione di punti di vista mediatici diversi e dissenzienti.
  • OpenSecrets : dal Center for Responsive Politics, un gruppo di ricerca che tiene traccia dell’influenza del denaro nella politica americana, OpenSecrets presenta report, dati e risorse accademiche sul denaro in politica.
  • Snopes: il sito originale di verifica dei fatti e sfatare miti, Snopes è un’organizzazione indipendente che controlla qualsiasi storia che valga la pena controllare.

Estensioni del browser e plug-in in lingua inglese

  • Project Fib : estensione di Chrome che afferma di rilevare notizie false sul feed di notizie di Facebook.
  • BS Detector : estensione di Chrome che aggiunge un’etichetta di avviso ai siti discutibili e identifica i collegamenti discutibili sui post sui social media.
  • Media Bias Fact Check : estensione di Chrome che aggiunge un’icona ai siti di notizie che denota i loro pregiudizi politici.
  • StopTheBullS#!t : estensione di Chrome che afferma di bloccare le notizie false.

 

Siamo certi di averti lasciato degli strumenti utili per valutare le fake news ed evitare di cadere nella trappola della condivisione di cattiva informazione. Per questo devi tutelare la tua obiettività e la salute della tua azienda, che vive anche nei rapporti tra le tue persone. Se a prima visto questo articoli ti sembra riferito solo alle notizie globali, è importante sapere che in realtà queste possono diventare l’origine di gossip aziendali e, non caso, maggiore tensione e ansia nel tuo team.

In osm1816 ci occupiamo di questo tutti i giorni, siamo sempre raggiungibili tramite questo link: https://www.osm1816.it/contatti/

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