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Generazione Alpha: consumatori digitali
30 Giugno 2022|Marketing BasicMarketing Trend

Generazione Alpha: consumatori digitali

Generazione Alpha: consumatori digitali

Nuovo appuntamento con le news di Playmarketing!
Questa settimana parleremo di Generazione Alpha e delle sue abitudini digitali. Questa generazione è la prima ad essere completamente nativa digitale. Le ragazze e i ragazzi nati dopo la Generazione Z non hanno mai conosciuto il mondo senza Internet. Motivo che mette in difficoltà i brand che assai spesso faticano nell’approcciare una categoria di consumatori completamente diversa da tutte le altre. Per saperne di più, entriamo nel merito grazie agli stimoli offerti da articolo letto su insidemarketing.it.

Generazione Alpha consumatori digitali e abitudini di navigazione

L’articolo in questione tratta dei risultati di studi e ricerche condotti da Infobip e BVA Doxa sulla “Generazione Alpha”, in particolare riguardo alle loro abitudini di navigazione e fruizione del web e dei servizi on-line. Ricordiamo che la “Generazione Alpha” è composta da coloro che sono nati dal 2010 in poi, ovvero la prima generazione nata completamente nel XXI secolo. Chi fa parte della Gen Alpha non ha la più pallida idea di come fosse il mondo “prima di Internet”: fin da piccini, hanno fatto pratica con gli schermi attivi di smartphone e tablet e “smanettano” con assoluta naturalezza pc e videogame.

Questa confidenza tecnologica fa parte del loro stesso percorso di crescita: il loro approccio istintivamente “ipertecnologico” mette in difficoltà i brand. Per comprendere gli atteggiamenti di consumo della Generazione Alpha è quindi indispensabile costruire una sorta di profilo ideale che potrà aiutare a prevederne le scelte le motivazioni alla base delle stesse scelte. Con particolare attenzione agli interessi e alle abitudini di navigazione online.

I risultati delle ricerche sulla generazione Alpha e internet

Cosa ci insegnano le ricerche condotte da Infobip e BVA Doxa? Le risposte offerte dal campione composto da soggetti dai 6 ai 15 anni sono di grande utilità. Le principali evidenze sono così sintetizzabili:

  • è nettamente diminuita l’età in cui si viene in possesso del primo device connesso a Internet
  • a 9 anni si possiedono già una consolle per videogiochi e/o un tablet a uso personale
  • a 10 anni si dispone di uno smartphone e/o un PC.

E’ lo smartphone lo strumento più diffuso e, insieme a smart tv e assistenti vocali, il più utilizzato per navigare su Internet. Una volta connessi, i contenuti preferiti dai più giovani risultano essere:

  • video su YouTube, film, serie TV, cartoni animati (90% degli intervistati)
  • il 72% gioca ai videogiochi (specialmente i maschi)
  • chattano su Whatsapp
  • il 69% del campione usa Internet per studiare (percentuale molto alta dovuta alla didattica a distanza)

Una quota consistente del campione degli intervistati impiega il tempo online su social, particolarmente TikTok e Instagram. Il motivo è sorprendente: ragazze e ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 15 dichiarano di frequentare i social non solo per “guardare cosa fanno gli altri” ma anche per informarsi sugli argomenti più svariati. La ricerca mette in evidenza le modalità relazionali e di comunicazione che la nuova generazione applica nei confronti dei parenti e degli amici. Il fatto nuovo è che più di un bambino su due utilizza per dialogare piattaforme di messaggistica come Whatsapp. Per nostra e loro fortuna, i più piccoli apprezzano ancora le vecchie conversazioni telefoniche, specialmente per parlare con i nonni.

Relazioni tra brand e Generazione Alpha

Questa è dunque la nuova realtà e i nuovi comportamenti socio-culturali. La domanda è dunque cosa devono fare i brand per entrare in relazione con i giovanissimi nativi digitali. Le ricerche ci insegnano che i più giovani usano la rete (particolarmente Google e YouTube) per avere informazioni sugli oggetti dei loro desideri. Non solo: la Generazione Alpha è anche particolarmente sensibile ai consigli degli amici e alle suggestioni degli influencer, oltre a seguire con attenzione la pubblicità sui social. Sono quindi questi i canali che i brand devono utilizzare per veicolare le loro strategie di marketing finalizzate ad entrare in contatto con i giovanissimi consumatori.
Vuoi sapere come adeguare la tua azienda al mercato che si trasforma? Contattaci.

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Generazione Z vs Millennial: comportamenti di acquisto a confronto
23 Giugno 2022|Marketing BasicMarketing Trend

Generazione Z vs Millennial: comportamenti di acquisto a confronto

Generazione Z vs Millennial: comportamenti di acquisto a confronto

Eccoci con le news di Playmarketing!
In questo articolo parleremo dei comportamenti di acquisto della Generazione Z. Con questo termine – Generazione Z, o Centennial, Digitarian, Gen Z, iGen, Plural, Post-Millennial, Zoomer – ci si riferisce alla generazione dei nati approssimativamente tra la fine degli anni ’90 e i primi anni ’10 del XXI secolo i cui membri sono generalmente figli della Generazione X (1965-1980) e degli ultimi Baby boomer. Le abitudini di consumo della Generazione Z sono radicalmente diverse da quelle dei Millennial. Alla base di queste differenze ci sono divergenze culturali causate anche dal fattore temporale. Scopriamo insieme queste importanti differenze grazie agli stimoli offerti da un articolo letto su elle.in.

Comportamenti di acquisto a confronto tra Generazione Z e Millennial

Che cosa accomuna la Generazione Z e i Millennial riguardo a criteri estetici, gusti, comportamento di acquisto? Molto poco, a parte la passione per vecchie serie tv come Friends e più in generale per la moda degli anni ’90. Per saperne di più esploriamo insieme i comportamenti di acquisto di due generazioni che, nonostante la vicinanza temporale, sono incredibilmente diverse per quanto riguarda la fruizione di beni e servizi. Le sostanziali differenze che distinguono gli appartenenti alla Generazione Z dai Millennial sono 4.

Acquistare online con un click

I Millennial sono nati quando la tecnologia digitale era al di là da venire. Niente telefoni intelligenti né tablet. E ovviamente neppure internet. Per fare acquisti era quindi inevitabile uscire di casa e cercare nei negozi quello di cui si aveva bisogno. Correndo il rischio di doversi accontentare di ciò che era disponibile al momento. Poi con l’esplosione del web fare acquisti on-line è diventato il verbo dei Millennial. Comodamente accovacciati sul divano di casa, i nati tra il 1981 e la fine del secolo comprano on-line qualunque cosa. Hanno detto addio alla fatica di prendere l’auto e guidare sino al centro commerciale più vicino. Preferiscono ordinare con un click e farsi consegnare la merce a casa.

La Generazione Z è figlia dell’incredibile sviluppo della tecnologia. E’ nata e cresciuta con la tecnologia. Per questa ragione ama compiere esperienze nel mondo reale senza la mediazione offerta da uno schermo. Ai ragazzi nati tra la fine del 1990 e i primi anni ’10 del XXI secolo piace recarsi nei centri commerciali per compiere esperienze in prima persona: provare abiti ed accessori e fruire di gratificazioni immediate. Un interessante studio condotto da McKinsey & Company conferma che i giovani della Generazione Z si recano nei negozi fisici più dei Millennial, perché sono alla ricerca di quelle esperienze reali che i Millennial hanno già compiuto in passato.

Autenticità e valori dei brand

Secondo la Generazione Z sono questi gli aspetti più importanti di un brand. Per le ragazze e i ragazzi della Generazione Z buona fede e sincerità sono requisiti fondamentali: in assenza di questi l’acquisto non verrà effettuato. Secondo una ricerca condotta da First Insight il 73% dei giovani facente parte della Generazione Z prima di acquistare si informa sui valori del brand. Sempre secondo la ricerca, sarebbero disposti a pagare il 10% in più per prodotti ecologicamente sostenibili.
Confrontando Millennial e Generazione Z, gli appartenenti a quest’ultima generazione sono molto più attenti alla comunicazione dei brand e analizzano con attenzione i contenuti di una campagna pubblicitaria. Sono alla ricerca di valori autentici da condividere con brand scelti con attenzione e cura.

Pluralità delle fonti informative

Insieme ai caratteri d’acquisto anche le fonti informative sono mutate. Mentre le persone nate tra il 1946 e il 1964 – i così detti Boomer – e la Generazione X (che comprende le persone nate tra il 1965 e il 1980) per informarsi utilizzavano la radio, i giornali e la TV, i Millennial sfruttano ampiamente le possibilità di Internet e dei social. L’ultimo arrivato, la Generazione Z, usa il meglio di ogni fonte informativa e di ogni canale di comunicazione: Internet, social network, passaparola originato dagli amici e dai familiari, esperienze nei punti vendita. Ultimamente ascoltano anche le indicazioni di influencer e content creator.

Piccolo è bello

Un fenomeno iniziato nei primi anni del nuovo secolo coinvolge in egual misura sia la Generazione Z che i Millennial. Si tratta del favore riservato ai piccoli brand e al risparmio. Il risultato? Gli “small business” hanno visto crescere il loro fatturato, con incrementi anche del 260% da parte della Generazione Z che fa registrare l’80% in più rispetto ai Millennial. Il dato che deve far riflettere è che mentre i nati dal 1980 scelgono i brand per sentirsi accettati dal gruppo, i giovani della Generazione Z non hanno bisogno di omologazioni. A loro piace sentirsi soggetti unici sia nello stile individuale, sia nella scelta dei brand che acquistano. È possibile quindi concludere che questa generazione ha cura di sé come di un “personal brand”. Un’identità unica risultato della fusione di estetica, gusto personale, valori, ricerca dell’unicità, attenzione rispetto per l’ambiente.

Se stai riflettendo sul modo per comunicare il tuo brand alla Generazione Z, chiedici un incontro senza impegno. Parleremo dello sviluppo del tuo marchio: fai click qui.

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Paypal apre alle criptovalute
15 Giugno 2022|Marketing BasicMarketing Trend

Paypal apre alle criptovalute

Paypal apre alle criptovalute

Eccoci nuovamente con il nostro regolare appuntamento sul blog di Playmarketing. Oggi vogliamo approfondire con voi un tema molto di tendenza in questi giorni, ossia Criptovalute e Paypal. La notizia è davvero eclatante. Per questo Playmarketing ha deciso di approfondirla. PayPal ha annunciato che renderà possibile pagare in criptovalute. Non solo, ma anche di trasferirle ad altri portafogli. Una notizia che apre a nuovi scenari. Grazie a PayPal forse viene superata la grande diffidenza che circonda queste valute. Ne parliamo dopo aver approfondito il tema su wallstreetitalia.com

Criptovalute e Paypal

Il 9 giugno scorso la notizia ha fatto il giro del mondo. Per il momento solo negli Stati Uniti alcuni clienti selezionati potranno trasferire criptovalute ad altri conti e portafogli tramite PayPal senza commissioni né costi aggiuntivi. Il Direttore Generale della divisione di PayPal che si occupa di blockchain, criptovalute e valute digitali Jose Fernandez Da Ponte si dice convinto che questo sarà un plus esclusivo offerto dalla sua piattaforma. Del resto è noto che PayPal è innovatrice rispetto alle criptovalute. Nel 2020 era possibile utilizzarle quale metodo di pagamento, mentre nella primavera del 2021 è stata lanciata l’opzione Checkout with Crypto che rendeva possibili le transazioni con gli esercizi commerciali. L’accoglienza riservata a queste iniziative ha convinto Paypal a lavorare affinchè le criptovalute siano compatibili con il suo sistema di pagamento apprezzato in tutto il mondo.

La strategia di PayPal

Il processo ha acquistato velocità grazie all’acquisizione di Curv, società specializzata in sistemi di sicurezza informatica. Nell’immediato futuro assisteremo al lancio di PayPal Coin, la stablecoin di PayPal. A tale proposito è bene precisare che lo stablecoin è una “valuta digitale ancorata a un’attività di riserva stabile come il dollaro statunitense o l’oro. Gli stablecoin sono progettati per ridurre la volatilità rispetto alle criptovalute non ancorate come i bitcoin”.

Quali sono le motivazioni strategiche di una simile mossa? Gli specialisti ipotizzano che una delle ragioni della volontà di sperimentare il mondo delle criptovalute e di provare a trasformarle in un “normale” sistema di pagamento sia di natura competitiva. Robinhood è il più importante competitor di PayPal. Anch’esso offre servizi finanziari online e in passato aveva annunciato la possibilità di trasferire valute digitali senza costi né commissioni.

Per saperne di più sul mondo delle criptovalute continua a seguire il blog di Playmarketing oppure contattaci per avere maggiori informazione o curiosità.

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Come i Brand raggiungono la generazione z – parte 2
9 Giugno 2022|Marketing BasicMarketing Video

Come i Brand raggiungono la generazione z – parte 2

Come i Brand raggiungono la generazione z – parte 2

Bentornati sul blog di Playmarketing. La prima parte dell’articolo (clicca qui per rileggerlo) era incentrata sulle nuove piattaforme online frequentate dalla “Generazione Z”, ovvero i nati tra la fine degli anni ’90 e i primi anni del XXI secolo. Le nuove piattaforme sono “luoghi” digitali importanti perché entrati a far parte del mondo dei giovani. Anche solo per questo motivo i brand devono fare i conti con loro. Ciò significa imparare a conoscerne i concept di base, la grammatica e la sintassi dei loro linguaggi per poter creare contenuti interessanti per gli utenti: la Generazione Z è il futuro.
Nella prima puntata abbiamo parlato di cosa sono e come funzionano Fortnite e Roblox. Oggi è tocca a Discord, Twitch e TikTok. Ci supportano le informazioni ricavate dalla lettura di un articolo pubblicato su hbr.org.

Brand, generazione Z e gaming

Discord

I videogiochi sono la base di partenza di Discord. Nato nel 2015, ben presto gli appassionati di giochi iniziarono a frequentarlo per conversare, scambiarsi video e messaggi. I dati più aggiornati (dicembre 2020) informano che su Discord si connettono 140 milioni di utenti mensili attivi. Il 70% di loro afferma di frequentare la piattaforma anche per discutere di moda, cucina, lifestyle. E’ dunque possibile affermare che Discord è l’esempio ideale per descrivere una moderna micro comunità online aperta a tutti. Oltre a questa caratteristica, la piattaforma fa sì che l’accesso ad alcune aree ristrette chiamate server si attivi tramite invito personale. Una funzionalità particolare che consente la creazione di piccole comunità il cui ordine di grandezza non supera i 200 utenti.

Il risultato è la sensazione esclusiva di sentirsi parte di una compagnia di amici in un clima gradevole intimo e informale. A tutela di questo clima particolare, va detto che Discord non accetta adv sui suoi server. Tuttavia i brand possono a loro volta creare il proprio server e invitare le persone (clienti e/o potenziali clienti) ad accedere per condividere video, lanciare progetti speciali eccetera. I manager di Discord affermano di avere in serbo grandi idee per il futuro della piattaforma: le opportunità per i brand in tal caso non potranno che aumentare.

Twitch

Nata nel 2011 e comprata nel 2014 da Amazon, Twitch è una piattaforma di live streaming di straordinaria popolarità. Agli esordi Twitch era lo strumento usato dagli appassionati di giochi per trasmettere in diretta le loro partite guadagnando in funzione delle visualizzazioni. La pandemia ha fatto da detonatore: Twitch ha preso il largo dando spazio ad ogni genere di contenuti: musica, cucina, fitness, intrattenimento, bellezza. Anche in questo caso grandi comunità convivono con piccole aree dedicate.

Diamo i numeri di Twitch: 30 milioni di utenti giornalieri e più di 7 milioni di creator attivi mensilmente; la permanenza media è di 29 minuti e chi vi accede sono principalmente giovani della Gen Z e millennial.

I brand possono farsi notare in due modi:
• tramite Amazon (piattaforma di adv)
• dando vita ad una partnership con Twitch

L’obiettivo? Creare contenuti intriganti capaci di attrarre i giovani della Generazione Z

TikTok

È il principe delle piattaforme, il più amato dalla Generazione Z. Il suo nome è TikTok, il social che solo negli Stati Uniti ha più di 100 milioni di utenti attivi al mese, l’indirizzo digitale in cui nascono tutti i trend e i contenuti destinati a diventare virali.
Il segreto di TikTok sta nell’estrema facilità di impiego: la piattaforma propone al visitatore contenuti coerenti rispetto a tutto ciò per cui ha mostrato interesse precedentemente. Una caratteristica che rende questo social perfetto per le micro-comunità. È forse inutile sottolineare come il successo di TikTok sia dovuto alla spinta ottenuta dalla Generazione Z, il “decisore” di tutto ciò che fa tendenza in questo momento storico.

Un altro dei grandi pregi di TikTok è la naturalezza e la spontaneità. Al punto che è molto difficile se non del tutto impossibile trovare le differenze tra i contenuti realizzati dai TikTokers e quelli sponsorizzati dai brand. Un esempio da manuale di uso intelligente del gioco e del passaparola promosso dagli hashtag viene da Simmons. Nel corso della pandemia il famoso marchio di materassi ha lanciato la sfida #snoozzzapalooza. Il gioco consisteva nel realizzare mini-video in cui imitando le rockstar sul palco ci si lanciava su un materasso. Più di un milione di persone ha aderito postando video accattivanti. Il brand di materassi ha registrato un incremento del 104% di accessi al sito internet.
Conclusioni. Si tratta di un social molto disponibile nei confronti dei brand inserzionisti. Offre un notevole supporto ai brand per le campagne pubblicitarie e ai creator collegati a sponsorizzazioni.

Cosa ne pensi di questo articolo? Ti piacerebbe saperne di più su nuovi modi e strategie per coinvolgere i giovani utenti della Gen Z? Possiamo aiutarti: contattaci clicca qui.

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Come i Brand raggiungono la generazione z – parte 1
2 Giugno 2022|Marketing BasicMarketing Video

Come i Brand raggiungono la generazione z – parte 1

Come i Brand raggiungono la generazione z – parte 1

Eccoci nuovamente con le notizie di Playmarketing! Il tema di questa settimana sono le nuove piattaforme attraverso le quali i brand provano ad intercettare la “Generazione Z”, ovvero i nati approssimativamente tra la fine degli anni ’90 e i primi anni del XXI secolo.

Brand e “Generazione Z”: prove di dialogo (parte prima)

Facciamo un passo indietro. Anche prima della pandemia i ragazzi della Generazione Z avevano abbandonato i social tradizionali privilegiando piattaforme di nicchia che consentivano loro di creare micro-comunità, partecipare ad esperienze e scambiarsi messaggi privati. Nuove realtà digitali che nel 2020 sono diventate anche spazi in cui i giovanissimi “incontrano” i marchi e acquistano i prodotti. Impossibile per le aziende trascurare questi nuovi canali: quali sono e come funzionano? Lo scopriremo grazie agli stimoli di un articolo letto su hbr.org.

Le nuove piattaforme della Generazione Z

Il fatto: da tempo le ragazze e i ragazzi della Generazione Z stanno lasciando i social più noti. Preferiscono utilizzare piattaforme più piccole ma in ogni caso assai importanti. Facciamo qualche esempio concreto:

Fortnite è la piattaforma che ha riunito oltre 27 milioni di spettatori in occasione di 5 concerti di Travis Scott, rapper amato dai giovanissimi,
• su Roblox sono state effettuate più di 33 milioni di visualizzazioni di un evento di Lil Nas X durato due giorni,
• su Twitch oltre 400 mila persone hanno guardato la parlamentare americana Alexandria Ocasio-Cortez giocare ad Among Us.

Il gaming vince

L’avete notato? Le piattaforme di maggior successo sono quelle di gaming. I videogiochi sono diventati il nuovo strumento di interazione su internet. Non solo giochi, ma anche la possibilità di acquistare prodotti e servizi. Oltre che, ovviamente, l’opportunità di veicolare pubblicità in modo mirato. Inutile dire che i brand devono tener conto di questa realtà se vogliono continuare a prosperare. La logica che guida queste piattaforme non è sempre immediatamente decifrabile. Le regole che governano la vita e le opportunità di relazione degli altri social spesso non si adattano alle nuove piattaforme. Addirittura per qualcuna di loro non esistono neppure regole chiare per creare engagement. Nei prossimi paragrafi vi elenchiamo qualche spunto allo scopo di aiutarvi a creare contenuti adatti per farsi notare.

Fortnite

Ideata per il gaming, forte di un’incredibile popolarità, nel 2021 ha raggiunto quota 350 milioni di account. Nel dicembre dell’anno precedente un evento di questa piattaforma è stato visto da 15,3 milioni di persone connesse contemporaneamente. Assistevano alla diretta dell’evento su YouTube e Twitch altri 3,4 milioni di utenti. Fortnite è la prima piattaforma ad aver creato interazioni efficaci tra utenti e brand. Si svolgono attraverso la modalità di gioco Battle Royale. Marvel e Nike hanno creato skin (cioè le divise dei giocatori) personalizzabili. Su Fortnite i marchi possono sviluppare engagement nella “Modalità Creativa” che consente di creare aree personalizzate e invitare gli amici a giocare, compiere missioni eccetera. Nate Nanzer di Epic Games ritiene che la “Modalità Creativa” di Fortnite sarà molto produttiva per i brand nei prossimi anni.

Roblox

Questa piattaforma consta di ben 37 milioni di utenti giornalieri. Nata nel 2004, è diventata la piattaforma di riferimento nel mondo dei nuovi giochi online. Si calcola che due bambini americani su tre nella fascia d’età tra i 9 e i 12 anni giochino a Roblox. La sua forza? Semplice da usare, offre una grande gamma di giochi con la possibilità di creare il proprio gioco e invitare gli amici. Chiunque può creare un gioco, anche i bambini. L’opinione di Tami Bhaumik, marketer di Roblox, è la seguente: “I giocatori crescono insieme alla piattaforma che grazie anche a loro continua a crescere e ad evolversi”.

Creare giochi è un’opportunità che la piattaforma offre anche ai brand. DC Comics e Warner Bros. ad esempio, hanno creato un gioco per Wonder Woman. I giocatori possono anche utilizzare la valuta digitale della piattaforma per acquistare accessori e personalizzare ulteriormente i loro avatar. La piattaforma sta testando partnership potenziali selezionando i brand candidati in funzione della loro capacità di creare esperienze ritenute il più possibile autentiche da parte degli utenti. I marchi partner devono sviluppare proposte coerenti e integrate rispetto alla piattaforma affinché gli utenti non si sentano considerati alla stregua di un puro e semplice target pubblicitario.

Nella prossima “puntata” dedicata al tema delle nuove piattaforme parleremo di Discord, Twitch e TikTok.
Stai pensando a come avvicinare il tuo brand alla Generazione Z? Chiedici un incontro senza impegno, parleremo proprio di come sviluppare il tuo marchio: clicca qui.

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