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Il ritorno (come ogni anno) del re dell’estate: il gelato
9 Luglio 2024|Casi pratici di Marketing

Il ritorno (come ogni anno) del re dell’estate: il gelato

Il ritorno (come ogni anno) del re dell’estate: il gelato

Ciao, ti diamo il benvenuto su Playmarketing! È ormai luglio e ciò significa una cosa: voglia di estate! E quale prodotto è più rappresentativo di questo periodo, simbolo di svago, relax e passioni, del gelato? Scopriamo insieme ciò che ha reso questo prodotto, a livello commerciale, il re indiscusso del periodo!

 

Estate e gelato: una compatibilità con pochi eguali

Con l’arrivo di luglio, come ogni anno, sale (o, meglio, è già in grossa parte salita) nell’aria la popolare voglia di estate. Tutto porta la testa lì: le giornate soleggiate iniziano ad essere più frequenti, la temperatura segnata sul termometro più alta, la voglia di mare e vacanza sempre maggiore. E le pubblicità sempre più caratterizzate da hit estive e…gelati.

Sì perché, se c’è un prodotto che commercialmente richiama a questo specifico periodo dell’anno, in cui le persone staccano da lavoro, si lasciano andare a vacanze lontane dal proprio paese nativo, dando a questa fascia temporale un sapore di libertà e stacco dalla classica routine, beh, quello è proprio il gelato. Quel dolce “a base di latte, zucchero e vari aromi, portato allo stato solido e pastoso mediante congelamento e contemporanea agitazione” (fonte: Wikipedia). Con una freschezza direttamente proporzionale al sollievo che dà ad ogni persona che lo consuma in un periodo così caldo.

 

Radici lontane: l’esempio di Algida

Da sempre (o quasi), proprio per questa sua freschezza, molti brand commerciali hanno basato la propria fortuna sul gelato, magari non in voga allo stesso modo per tutto l’arco dell’anno solare, ma in grado di fare un boom importante di vendite in un periodo relativamente breve.

È la strategia adottata da diversi marchi di successo, anche da tanto tempo. 

L’esempio più lampante è probabilmente quello di Algida, nata ufficialmente a Roma nel 1946, che ha saputo stare al passo con i tempi: il Cornetto Algida ha conosciuto il proprio boom fra gli anni ’70 e ’80, nell’era della pubblicità televisiva. Gli spot di Algida hanno saputo, fin dagli anni ’70, evocare al meglio il connubio gelato-estate nella mente delle persone, romanzando il prodotto a tal punto da rendere gelato e periodo estivo un tutt’uno nella testa delle generazioni dell’epoca.

 

Le pubblicità che lanciano celebrità: il MaxiBon

Un prodotto che spesso rimane impresso nelle menti delle buyer personas per i propri spot. Pubblicità gradevoli agli occhi delle persone che, oltre ad essere impattanti, hanno come caratteristica anche quella di rimanere ben impresse in testa.

Con queste premesse, attori ora affermati, in passato, sono esplosi in alcuni di questi spot. Esempio di pubblicità che hanno lanciato attori all’epoca molto giovani è rappresentato da quelle prodotte da MaxiBon

Il celebre gelato della Sammontana venne pubblicizzato negli anni 90 da due spot di persone divenute celebri nel cinema italiano: Stefano Accorsi (nel 1995) e Cristiana Capotondi (nel 1999). Due pezzi da 90 esplosi (negli anni ‘90) grazie a pubblicità estive, rimaste per tempo nei ricordi delle persone.

 

I gelati oggi: creatività e rinnovo perpetuo per mantenere alta l’appetibilità

Veniamo ora ai giorni nostri: abbiamo capito come il gelato sia a tutti gli effetti catalogabile come prodotto “classico”, in voga ormai da decenni. Come “in voga” ormai da decenni sia ormai anche il mezzo di trasmissione che più di tutti ha reso appetibile alla mente delle persone il prodotto in questione: la pubblicità. Chi si vuole lanciare in questo tipo di business oggi, come fa a rendere appetibile il gelato? 

Come in ogni settore, la parola d’ordine è rinnovamento. Rinnovamento nei mezzi per arrivare alla gente: negli ultimi decenni Internet è entrato prepotentemente nella vita della gente. Diventando mezzo importante per pubblicizzare quasi ogni tipo di prodotto. Non è esente dal discorso il gelato.

Ma importante è sempre più anche e soprattutto il rinnovamento nella forma: si ricerca sempre più l’innovazione, anche da marche di gelati tradizionaliste, almeno agli occhi dei consumatori. 

Il precedentemente citato MaxiBon ha, per esempio, aumentato la gamma di forme da proporre alle proprie buyer personas con la nascita del più moderno MaxiBon Pops (successivamente, nel 2009, sviluppatosi ulteriormente anche nella versione Crunch): una scatola di palline di cioccolato gelato, quasi a ricordare le sembianze dei PopCorn, che hanno dato opzioni aggiuntive agli abituè del classico gelato per metà biscotto e per metà cioccolato e granella nato nel 1989. 

Un altro esempio di brand famoso che ha saputo entrare con forza nel mondo della “gelateria” è quello del Ringo, il famoso biscotto “double face” che da tempo è diventato molto in voga nel periodo estivo nella sua forma “Ringo Gelato”. E che recentemente è uscito in un formato gelato del tutto inedito: quello vaschetta. Classico sì, per gli amanti del gelato, ma innovativo in maniera semplice per gli amanti del Ringo.

Evoluzione simile (da biscotto a gelato) avuta anche da uno dei re dei frollini italiani: le Gocciole. Se si parla di innovazione recente, l’entrata da poco in scena di uno dei biscotti più amati del Bel Paese nel mondo della gelateria ha destato stupore e incuriosito gli amanti del dolce.

In un tempo in cui scatch e spot sono diventati quasi normali, in cui il connubio gelato-estate ormai viene dato per “scontato”, il modo di stupire le buyer personas lo si trova sempre: con una buona dose di inventiva, il coraggio di buttarsi e una pubblicità di qualità (anche social), il gelato rimane sempre un prodotto in grado di incuriosire ed emozionare!

 

Per ulteriori informazioni

Ti interessa sapere altre curiosità sul prodotto gelato? O vuoi sapere se, quanto detto su di esso, è valido anche per altri tipi di prodotto? Contatta il team di Playmarketing!

 

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La pubblicità su Facebook: cosa c’è da sapere
25 Giugno 2024|Web Marketing

La pubblicità su Facebook: cosa c’è da sapere

La pubblicità su Facebook: cosa c’è da sapere

Ciao, ti diamo il benvenuto su playmarketing! Oggi parleremo di uno strumento molto importante per chi utilizza i Social (nella fattispecie FB) nel proprio lavoro: Facebook Ads. Cos’è? E cos’è bene considerare per farne un uso produttivo? Scopriamolo!

 

Cosa si intende per Facebook Ads?

Per chi fa business e marketing online, è quasi scontato dire che Facebook non rappresenti soltanto un canale di svago e di lettura di notizie. Per molte aziende, FB (il Social media più popolare del mondo) rappresenta un potentissimo strumento per pubblicizzare prodotti e servizi. In questo senso, risulta di straordinaria importanza un’opportunità che FB mette a disposizione dei propri utenti: la cosiddetta “advertising” (pubblicità). Facebook Ads rappresenta lo strumento con cui un’azienda può garantirsi visibilità sul famoso social di Mark Zuckerberg.

 

La pubblicità su FB: quando conviene?

Anche solo per quanto detto precedentemente, appare evidente il peso che le inserzioni possono avere nel marketing online di un’azienda. Tenendo in più conto di un aspetto molto importante: Facebook Ads permette di settorializzare la visibilità dei nostri contenuti. In altre parole, chi paga per garantirsi un’inserzione può decidere anche a chi mostrarla. O meglio, a quale target rivolgersi. 

Per esempio, se fossimo un’azienda che vende articoli sportivi, potremmo decidere di pubblicizzare (e far apparire) le nostre nuove scarpe da calcio a un pubblico maschile dai 20 ai 40 anni. Sia ben chiaro, non l’unico target che ne fa utilizzo (anche molte ragazze e molti over 40 giocano a calcio), ma quello più “denso” percentualmente di persone potenzialmente interessate al nostro prodotto e che potremmo prendere in considerazione per massimizzare un investimento di questo tipo. 

Per estremizzare questo concetto, se dovessimo scegliere di targetizzare un post di vendita di una giacca da neve, potremmo scegliere come zona da raggiungere quella alpina. Il concetto è sempre lo stesso: massima resa potenziale su uno stesso numero di persone raggiunte.

 

Quanto costa fare pubblicità su Facebook?

Viene spontaneo chiedersi quanto costi un’inserzione su Facebook. Ahinoi non esiste una risposta precisa a questa domanda. Esistono tuttavia vari fattori che influenzano la spesa del nostro investimento. Solitamente, chi decide di fare pubblicità su FB per un determinato numero di giorni stanzia una somma a proprio piacimento, commisurata agli obiettivi da raggiungere. Banalmente, più questa sarà alta, maggiore sarà il numero di persone raggiunte. 

Facebook Ads consente di decidere (come accennato in precedenza) il target che vogliamo raggiungere: età, genere e luogo. In questo modo, se si hanno ben chiare le caratteristiche del proprio prodotto e le buyer personas, anche con una spesa ridotta potrebbe essere possibile raggiungere risultati soddisfacenti.

 

Per altre informazioni

Sei interessato a fare inserzioni online e vuoi consigli su come farle? Contatta il team di playmarketing!

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YouTube, alcuni consigli per la creazione di contenuti video per il mercato: intervista a Elisa Valt e Giulia Scaglioni
11 Giugno 2024|Marketing Video

YouTube, alcuni consigli per la creazione di contenuti video per il mercato: intervista a Elisa Valt e Giulia Scaglioni

YouTube, alcuni consigli per la creazione di contenuti video per il mercato: intervista a Elisa Valt e Giulia Scaglioni

Ciao, ti diamo il benvenuto su Playmarketing! Oggi analizzeremo la piattaforma regina se si parla di contenuti video: YouTube. Quali peculiarità la rendono leader indiscussa in questo ambito? Scopriamolo nell’intervista fatta da Studio Tre a Elisa Valt, Head of Video di Playmarketing, e a Giulia Scaglioni, Project Manager, Interprete e Traduttrice di Studio Tre.

 

Studio Tre, una realtà con l’obiettivo di diffondere e internazionalizzare le eccellenze italiane nel mondo

Studio Tre è una realtà tutta al femminile guidata dalla missione comune di prendersi cura delle parole dei propri clienti affinché questi possano, attraverso una comunicazione multilingue coerente e una strategia di internazionalizzazione efficace, raggiungere i propri obiettivi di business.  

Grazie all’ascolto attivo delle reali necessità del cliente, all’esperienza e alla competenza linguistica e tecnologica maturate in 45 anni, Studio Tre propone soluzioni strategiche, innovative e sostenibili, adeguate alle richieste dei referenti nel rispetto di budget, tempi, qualità e riservatezza.

 

L’internazionalizzazione del contenuto: YouTube

Ecco, appunto, l’internazionalizzazione. Quale piattaforma online, per quanto riguarda i contenuti video, si dovrebbe prefiggere quest’obiettivo se non YouTube? La piattaforma video più grande al mondo, che ha numeri, come riportato nell’intervista, spaventosamente importanti. Chi più di coloro che si occupano di creare video content strategy in una simile piattaforma (soprattutto in determinati settori) dovrebbero interessarsi a rendere il contenuto fruibile ad un pubblico quanto più possibile internazionale?

Di tutto questo e di molto altro si parla nell’intervista fatta da Studio Tre a Elisa Valt, Head of Video di Playmarketing, e a Giulia Scaglioni, Project Manager, Interprete e Traduttrice di Studio Tre.

 

L’intervista a Elisa Valt

Elisa, perché quando si pensa a un video si pensa automaticamente alla piattaforma YouTube?

“È un’associazione praticamente immediata ed è quasi scontato che lo sia: YouTube è la piattaforma video più grande al mondo con oltre 2 miliardi di utenti attivi mensili.”

 

Come mai YouTube? Cosa rende questa piattaforma online diversa dalle altre?

“I motivi sono molteplici: dalla vasta audience, e quindi visibilità, di cui abbiamo già parlato, alla possibilità di effettuare un targeting preciso, dalla diversità di formati pubblicitari tra cui scegliere all’integrazione con Google Ads e alla presenza di Analytics avanzate.

In particolare i dati di YouTube Analytics possono essere una miniera d’oro di informazioni per i content creator che desiderano creare video performanti.”

 

Nella vasta gamma di dati e metriche fornite da YouTube Analytics, quali sono quelli che un content creator deve sempre analizzare e porre alla base della propria video content strategy?

“La prima è sicuramente la metrica sulla demografia degli spettatori che permette di comprenderne la composizione e, in particolare, di:

  • capire chi guarda i tuoi video, l’età e la provenienza per settare il tone of voice e, più in generale, il contenuto del video stesso, in base al framework Google HHH, ossia Help, Hub, Hero;
  • conoscere quali dispositivi utilizzano i tuoi spettatori per guardare i tuoi video per capire se il video dovrà, per esempio, essere sviluppato nel formato orizzontale o verticale o se dovrà avere i sottotitoli, nel caso di una fruizione da mobile o da parte di persone con disabilità uditive, o meno;
  • identificare i Paesi da cui provengono i tuoi spettatori per verificare se si rende necessaria una localizzazione dei contenuti affinché il messaggio diventi accessibile nella loro lingua.
  • Poi è fondamentale verificare le prestazioni dei video precedenti per creare il nuovo video con maggiore consapevolezza. Suggeriamo sempre di esaminare il numero di visualizzazioni, di Mi piace, di commenti e delle condivisioni per ogni video, e di analizzare il tempo di visualizzazione medio (watching time) e la frequenza di rimbalzo per ogni video. Questi ultimi dati permettono di capire quanti utenti sono arrivati fino alla fine del video, in che punto hanno interrotto la riproduzione, che punto hanno rivisto e se ci sono stati picchi di interesse.”

 

Prima accennavi al Framework di YouTube HHH. In cosa consiste e perché è così importante per la video content strategy?

“Il framework HHH è un sistema progettato per aiutare i creatori di contenuti a migliorare le proprie prestazioni e si concentra sulla creazione di una varietà di contenuti per attirare spettatori in diverse fasi del percorso d’acquisto per raggiungere, di conseguenza, obiettivi di natura diversa. 

I video Hero sono essenziali per attirare un vasto pubblico e creare consapevolezza del marchio. Si tratta di video di alta qualità con un concept creativo forte, focalizzati sulla narrazione e sull’intrattenimento di valore. Questi video possono mettere in risalto l’identità del marchio, la missione o il lancio di nuovi prodotti. A causa delle risorse necessarie per la produzione, i video Hero vengono di solito realizzati con parsimonia, in media solo un paio di volte all’anno.

I video Hub hanno l’obiettivo di formare e informare il pubblico, stabilire la propria autorità e costruire una community fedele. Questi video sono il fulcro del canale e consistono in contenuti regolari e tematici che approfondiscono argomenti specifici legati alla nicchia di riferimento. Possono includere tutorial, guide pratiche, video esplicativi, interviste a esperti o serie in corso. I video Hub vengono pubblicati con maggiore frequenza, settimanalmente o bisettimanalmente, per mantenere il pubblico coinvolto e incoraggiarlo a tornare per altri contenuti.

I video Help mirano ad affrontare domande specifiche e a fornire soluzioni pratiche come tutorial per la risoluzione dei problemi, demo di prodotti o testimonianze di clienti. La frequenza di produzione dei video Help può variare a seconda delle necessità, focalizzandosi sulle domande o problemi che sorgono tra il pubblico.”

 

 

L’intervista a Giulia Scaglioni

Giulia, prima Elisa parlava della necessità di localizzare i contenuti affinché il messaggio diventi accessibile agli utenti nella loro lingua. Come garantire che i video siano comprensibili e interessanti per utenti di diverse lingue e background?

“Per garantire che i video su YouTube siano comprensibili e interessanti è importante adottare strategie di localizzazione e ottimizzazione dei contenuti. In particolare, suggeriamo sempre di aggiungere sottotitoli, voce narrante/voiceover o doppiaggio e di localizzare testi e grafica verificando anche che i font e i colori utilizzati siano appropriati per il pubblico locale.”

 

Giulia, queste attività sembrano presupporre importanti investimenti e lunghi tempi di lavorazione.

“Per la localizzazione in tempi rapidi e a costi contenuti di video, video per Youtube quali Hero, Help e Hub, reel, stories, annunci e contenuti di carattere divulgativo, rispetto a doppiaggio e sottotitolazione tradizionali, Studio Tre propone un servizio di localizzazione video innovativo che sfrutta la potenza dell’intelligenza artificiale con software sicuri e la combina con le competenze linguistiche di traduttori altamente specializzati nel settore in cui il cliente opera.

Una strategia di contenuti ben pianificata può trasformare la presenza online, attirando nuovi clienti, costruendo relazioni durature e distinguendo il marchio in un mercato globale sempre più competitivo. Per maggiori informazioni sulle strategie di video content e sulla localizzazione dei tuoi audiovisivi scrivi a: marketing@traduzionistudiotre.it.”

 

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Sei interessato ad approfondire il tema video content strategy su YouTube? Contatta il team di Playmarketing!

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User Experience: l’esperienza del visitatore al centro dell’attenzione
28 Maggio 2024|Web Marketing

User Experience: l’esperienza del visitatore al centro dell’attenzione

User Experience: l’esperienza del visitatore al centro dell’attenzione

Ciao, ti diamo il benvenuto sul blog di Gianni Vacca! Oggi metteremo al centro del nostro focus il visitatore e l’opinione che questo si fa dei servizi che la nostra azienda propone, la cosiddetta User Experience. Che ruolo ricopre nell’andamento di un’azienda? Scopriamolo!

 

Cos’è la User Experience?

Come detto nelle precedenti righe, il focus di questo articolo sarà sul visitatore, la persona che atterra sul nostro sito web, che sia per caso o cercandoci. All’interno di esso troverà un determinato tipo di offerte, informazioni e servizi: avrà genericamente un’interazione con noi tale per cui, dopo esser uscito dalla pagina, potrà ritenersi soddisfatto o meno. Quest’ultimo concetto è ben riassunto dal termine User Experience.

Cos’è, in altri termini, la User Experience? Essa è definita appunto come la serie di elementi che riguarda l’interazione fra un utente e un ente, più nello specifico il suo sito, le sue offerte o i suoi prodotti. Abbiamo parlato fino ad ora di sito web restringendo il campo alla sola esperienza online, ma lo stesso concetto è applicabile anche offline: cosa pensiamo (immedesimandoci stavolta nell’utente visitatore) dopo l’incontro con i referenti di un’azienda.

 

Qual è l’utilità nel perfezionare la User Experience?

Sempre più negli ultimi anni, il concetto di User Experience viene messo al centro degli interessi di molte realtà aziendali. Perché gli viene attribuita così tanta importanza? Fondamentalmente la User Experience rappresenta un valore che ci può permettere di aver un vantaggio rispetto ai competitor nel gradimento di un potenziale cliente. Il modo in cui un visitatore si è trovato avendo a che fare con noi (che sia online oppure offline) ci garantirà una maggiore o minore possibilità di acquisto da parte sua. E una maggiore o minore possibilità che questo torni ad interagire con noi un domani.

Ma soprattutto, la UX di chi frequenta i nostri canali ci aiuterà a capirne i gusti: oggi i logaritmi online sono sempre più precisi e tengono sempre più conto dei “movimenti” che noi attuiamo. Questo implica una facilitazione da parte dell’azienda nella comprensione dei gusti delle proprie Buyer Personas. E una personalizzazione del prodotto da offrire specifica da cliente a cliente.

 

Esempi di utilizzo efficace di UX 

Questa specificità dell’offerta data dall’analisi approfondita della User Experience è uno strumento di grande importanza anche (e soprattutto) per alcuni marchi prestigiosi. Che comprendendo i gusti dei propri utenti, hanno saputo garantire un’offerta di assoluto valore. Eccone due dei più importanti:

  • Netflix: la famosa piattaforma, fra le altre cose, di film e serie tv propone all’utente una scelta in linea ai “gusti” emersi dalle visioni precedenti.
  • Amazon: la nota piattaforma di shopping online suggerisce all’utente prodotti in base alla cronologia d’acquisto e alle visualizzazioni precedenti.

 

Esempi di campagne esperienziali creative

Per rendere memorabile la User Experience dei propri clienti, alcune famose aziende hanno pensato a servizi ad alto impatto per le proprie Buyer Personas. Eccone due esempi fra i più importanti:

  • IKEA: l’importante catena di arredamento svedese offre un’app di realtà aumentata in grado di posizionare virtualmente i mobili nella propria casa.
  • Lego: ha creato un’app di istruzioni per il montaggio in grado di far ruotare e zoomare all’utente i modelli 3D. 

 

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Sei interessato all’argomento User Experience e vorresti approfondire questo tema Vorresti altri esempi di campagne di marketing ben riuscite basate sulle User Experience della persona? Non esitare a contattare il team di playmarketing!

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Da semplice visitatore a vero e proprio contatto: la landing page
14 Maggio 2024|Web Marketing

Da semplice visitatore a vero e proprio contatto: la landing page

Da semplice visitatore a vero e proprio contatto: la landing page

Ciao, ti diamo il benvenuto sul blog di Gianni Vacca! Oggi parleremo di una pagina molto importante di un sito web: la landing page. Di cosa si tratta? E perché riveste un ruolo così determinante? Scopriamolo nelle prossime righe.

 

Cos’è una landing page?

Una landing page (letteralmente “pagina di atterraggio”) è una pagina sulla quale l’utente arriva dopo aver cliccato su un link o un banner di un determinato sito, che si trova molto spesso sulla cosiddetta “call to action” (del sito) o su una sponsorizzazione (navigando genericamente sul web). Il suo scopo è quello di creare una conversione, la fase dell’Inbound Marketing in cui un visitatore viene tramutato in contatto, tramite molto spesso un questionario che richiede al visitatore alcuni suoi dati.

 

Qual è lo scopo di una landing page?

Come detto, lo scopo della landing page è trasformare un visitatore in contatto. Non deve essere dunque pensata come singola pagina di passaggio, ma deve invogliare il visitatore a rimanerci sopra. Una pagina semplice, ma chiara e immediata aumenta le chances che l’utente ci fornisca i propri dati, che è l’obiettivo che ci dovremmo prefiggere.

 

Ecco alcuni consigli per una landing page efficace

Naturalmente non esistono ricette universali da seguire per decretare l’efficacia di una landing page. Banalmente, a seconda del target di persona a cui ci si rivolge (che varia a seconda del contenuto che proponiamo) l’attrattività della pagina sarà determinata da elementi diversi. È possibile individuare elementi che in una landing page (di qualsiasi tipo essa sia) hanno grande peso specifico. 

In primo luogo, è fondamentale che il titolo: un incipit impattante invoglia chi lo legge ad approfondire l’argomento. 

Altro aspetto pesante è quello riguardante il testo: esso necessita di chiarezza espositiva e comprensibilità prima ancora che di tutto il resto. È determinante perché chi inizi la lettura (e la compilazione del questionario) la concluda anche. Elenchi puntati e periodi il meno complessi possibili agevolano il lettore a non perdere il filo del discorso. Meno elementi devianti possibili, visto che come accennato il nostro obiettivo è far rimanere il visitatore sulla nostra landing page, meglio sarà. 

E per ultimo, ma non ultimo, la call to action, l’invito finale a cliccare su un banner o un link al fine di permettere  al lettore di approfondire l’argomento. Chiedendogli molto spesso i suoi dati tramite questionario (anch’esso possibilmente con elementi di chiarezza del testo precedente) e rendendolo, come anticipato nei paragrafi precedenti, un nostro contatto.

 

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