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Top e flop della comunicazione nel 2023
20 Febbraio 2024|Senza categoriaWeb Marketing

Top e flop della comunicazione nel 2023

Top e flop della comunicazione nel 2023

Ciao, ti diamo il benvenuto sul blog di Gianni Vacca! È passato più di un mese e mezzo dalla chiusura del 2023 ed è ora di tirare le somme dell’anno appena passato. In particolare, nelle prossime righe ci occuperemo di capire chi, comunicativamente parlando, abbia realizzato strategie vincenti e chi, al contrario, abbia ottenuto risultati deludenti. Ecco i principali Top e Flop del 2023.

 

Quando una pubblicità triplica la brand awareness: lo “spot della pesca” di Esselunga

A fine settembre 2023, la catena di supermercati Esselunga ha triplicato la propria brand awareness. Che cos’è la brand awareness? In parole povere, è il grado di conoscenza che i consumatori hanno di un determinato marchio. E, se un marchio già molto noto come Esselunga triplica la conoscenza di sé, significa che qualcosa di grosso è accaduto. Come è stato possibile un risultato così importante? La risposta è semplice, Esselunga ha ottenuto questo incredibile effetto grazie ad una pubblicità realizzata dall’Agenzia Small di New York. Per la precisione uno spot con protagonista una bambina, la sua mamma, il suo papà e… una pesca.

 

 

Il video ha generato decine di migliaia di commenti e, come spesso accade, ha scatenato pareri contrastanti. 

Molti hanno definito il film commuovente mentre altri, più critici, hanno sostenuto si trattasse di una narrazione “moralista” e “irrealistica”.  

Tanto è stato il successo dell’operazione messa in campo da Esselunga che anche la politica nazionale si è occupata di questo suscitando il plauso della Presidente del Consiglio Meloni e, di conseguenza, una nuvola di polemiche che hanno portato il caso alla ribalta dei media nazionali. 

Risultato: Esselunga ha triplicato la conoscenza del proprio marchio. Obiettivo raggiunto! 

 

Il pandoro più “chiacchierato” del globo: il caso Ferragni/Balocco 

Non sempre la viralità di un contenuto genera effetti positivi. Certamente l’azienda  Balocco, importantissima azienda dolciaria italiana con quasi cento anni di storia,  avrebbe fatto volentieri a meno della “pubblicità” scaturita da alcuni fatti balzati all’onore delle cronache nel mese di dicembre 2023. I presupposti per fare un gesto nobile c’erano tutti eppure le cose sono andate diversamente, vediamo perché:  

La famosa influencer Chiara Ferragni doveva pubblicizzare, grazie alla sua notevolissima fama, uno dei prodotti principali della Balocco, il pandoro legando alla suddetta campagna anche una finalità sociale attraverso una donazione (50.000 euro per un importante  Ospedale pediatrico). 

Eppure, nonostante le premesse positive, il Pandoro e la relativa campagna sarebbero andati di traverso sia a Balocco che a Ferragni. Perché? 

La mancanza di chiarezza nella campagna pubblicitaria, relativamente all’aspetto della beneficenza (importi donati, impatto delle vendite sulle donazioni, ecc…) ha generato un provvedimento dell’Antitrust – 1 milione alle società riconducibili a Chiara Ferragni e di 420 mila euro a Balocco per pratica commerciale scorretta – e un conseguente interessamento dei media nazionali ed internazionali. 

La vicenda è nota a tutti e le realtà coinvolte avranno, naturalmente, la possibilità di difendersi nelle sedi opportune, tuttavia ecco alcune considerazioni nel merito.  

La notorietà ha un prezzo e fare marketing – per quanto molti “fuffaguru” sul web dicano il contrario – non è semplice. Anzi, in generale fare impresa non è semplice. Infatti, data la notorietà, il provvedimento dell’Antitrust ha dato il via ad una catena inarrestabile di eventi, haters, pubblicazione di email private tra la Balocco e l’Agenzia della Ferragni, prese di distanza pubbliche tra moglie (Ferragni) e marito (Fedez), meme a profusione e tante altre tracce digitali che nessuno potrà mai eliminare dal web. Un esempio di campagna, per usare un eufemismo, non proprio ben riuscita.

 

 

Il Ministero del Turismo e la discussa Venere del Botticelli

Citiamo un ultimo caso “flop” riguardante, questa volta, la promozione del territorio italiano a livello nazionale ed internazionale, parliamo della famosa Venere del Botticelli, utilizzata dal Ministero del Turismo, con a capo Daniela Santanchè, per promuovere le città e il patrimonio culturale italiano. Descrizione testuale del post Instagram di venereitalia23, profilo ufficiale della “testimonial” botticelliana: 

“Siamo prossimi all’inverno e Natale è alle porte. Ho scelto di visitare Erice, un magnifico borgo in provincia di Trapani, che ogni anno ospita diversi presepi esposti tra le suggestive stradine, i cortili accoglienti, le chiese storiche e le botteghe dell’artigianato tipico.

Non vedo l’ora di immergermi nel clima dei tradizionali mercatini e di gustare un’ottima genovese calda!

Amo l’atmosfera natalizia, così ricca di colori, luminosa e piena di gioia.”. 

La foto di apertura della galleria Instagram ritrae la Venere nella città siciliana sopracitata su uno sfondo tutt’altro che “ricco di colori e luminoso”. Si poteva senz’altro scegliere un’immagine migliore per promuovere il Natale in quello che è un bellissimo borghetto siciliano e, più in generale, nel nostro bel Paese. 

Una circostanza che ha generato moltissimi commenti goliardici come “Venny ma con tutte le belle foto di Erice che ci sono su Google immagini dovevi pescare proprio sto vicolo nebbioso che pare Londra?” – oppure – “io fossi nelle persone di Erice vi farei causa” e così via. Diversi modi di esprimere la propria opinione su un post che ha destato sicuramente scalpore e discussione ma, quasi all’unisono, in modo negativo. Indice di una campagna social non proprio fra le più riuscite.

Per la foto della Venere: Clicca QUI.

 

Per altre curiosità

Ti interessano altri esempi di campagne, pubblicitarie o social, ben riuscite? Sei curioso di sapere altri “flop”? O, ancora, sei curioso di sapere le ricette per il successo di buona campagna? Contattaci per sottoporci la tua idea!

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Fake news esplose con l’Intelligenza Artificiale: le strategie per scovare le bufale online
6 Febbraio 2024|Marketing Research

Fake news esplose con l’Intelligenza Artificiale: le strategie per scovare le bufale online

Fake news esplose con l’Intelligenza Artificiale: le strategie per scovare le bufale online

Ciao, ti diamo il benvenuto sul blog di Gianni Vacca! Oggi parleremo di un fenomeno da anni radicato sul web, ma che negli ultimi tempi, con lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, sta prendendo piede in modo preoccupante. Stiamo parlando delle Fake News: come l’Intelligenza Artificiale ha ingigantito questo fenomeno? Cosa dobbiamo e possiamo fare tutti noi per distinguere le notizie false sul web? Parliamone insieme.

 

Cosa si intende per “Fake News”?

Le Fake News sono informazioni che, in parte o totalmente, non risultano veritiere, spesso diffuse deliberatamente per creare scalpore, fare clickbait o, nei casi più gravi, diffamare individui e organizzazioni. Le Fake News vengono diffuse in modo sistematico tramite i social media e, talvolta, anche se con minor frequenza, giungono alla ribalta attraverso i media tradizionali, quali televisione, radio o carta stampata. 

Nonostante la diffusione di notizie inesatte non sempre venga fatta in malafede non rende meno preoccupante (e pericoloso) questo fenomeno.

Accade che un utente legga online una notizia all’apparenza tanto realistica quanto sorprendente e quindi decida di condividerla e diffonderla credendo che sia vera. 

Questo Blog si pone l’obiettivo di ridurre questa casistica, per far sì che sempre meno persone per bene o aziende cadano nel “tranello” di chi, appositamente, pubblica contenuti scorretti per fare disinformazione. 

 

Esempio storico: 2020-2022, l’esplosione delle Fake News nel periodo pandemico

Il fenomeno delle Fake News, per la verità, è sempre esistito. Nel corso della storia sono innumerevoli gli esempi di notizie false diffuse a vari livelli. 

Se guardiamo ai giorni nostri possiamo citare un picco di Fake News, ad esempio, durante il periodo pandemico quando una quantità impressionante di notizie distorte e spesso imprecise sono state diffuse in rete da singoli individui o gruppi organizzati con il preciso obiettivo di generare paure e disinformazione.  

 

2023: il boom dell’Intelligenza Artificiale

Ma veniamo al tema di questo Blog, le Fake News e l’Intelligenza Artificiale.  

“Tanto opinionismo e poca informazione generano confusione e notizie false. Lo hanno dimostrato il Covid prima, la guerra poi e oggi il riscaldamento climatico. Gli italiani hanno bisogno di una rete di professionisti dell’informazione di cui fidarsi, che li aiutino anche ad avere maggiore consapevolezza di come riconoscere fonti e notizie di qualità”.

Questo il commento, riportato da datamagazine.it, di Giuseppe De Rita, presidente del Censis, inerentemente ad alcuni fra i temi più importanti toccati da questo fenomeno. 

Un fenomeno che nell’ultimo anno ha visto, purtroppo, un’ulteriore crescita in parallelo allo sviluppo repentino di un altro elemento molto condizionante: l’Intelligenza Artificiale appunto. 

Uno strumento che, ben inteso, se usato nella maniera corretta, può risultare molto prezioso. Ma che, se usato da persone in malafede, può generare effetti di (dis)informazione pericolosi. 

Si pensi solo alla possibilità di creare immagini in movimento di persone realmente esistenti (deepfake) con la possibilità di riprodurre voci realistiche: pratiche che, agli occhi della maggior parte degli utenti, rendono quasi impossibile distinguere il vero dal falso. 

 

Alcuni consigli che è bene adottare per difenderci dalle false informazioni

Si arriva così al nocciolo del discorso: cosa possiamo fare per non “cascare” nei tranelli presenti online? Beh, prima di tutto, con materiale “falso” sempre più simile all’autentico, è bene porsi sempre il dubbio di base. 

Parliamo di quello sano scetticismo iniziale che non ci porti a dare una notizia per vera subito alla prima fonte. 

Quando una notizia ci sembra strana, stiamo in allerta. In secondo luogo, controlliamo sempre la fonte: più si leggono notizie, prima si impara a distinguere testate affidabili da altre che lo sono meno. 

Infine, soprattutto nel caso non si conosca la testata (ma è bene farlo sempre a prescindere) controlliamo se appaiono altre notizie contenenti la stessa informazione. Se una notizia da “Wow” appare in un unico sito, difficilmente potrà risultare attendibile. 

 

Sei interessato ad approfondire questi temi?

Per ulteriori informazioni sul fenomeno delle “Fake News” online e sui comportamenti da adottare per riconoscerle, contattaci!

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Marketing digitale: tendenze e previsioni per il 2024
23 Gennaio 2024|Marketing Trend

Marketing digitale: tendenze e previsioni per il 2024

Marketing digitale: tendenze e previsioni per il 2024

Ciao, ti diamo il benvenuto sul blog di giannivacca.it! Il tema che tratteremo riguarda le tendenze del 2024 nell’ambito del marketing digitale. Cosa cambierà nel nuovo anno? Quale approccio dovranno adottare le nostre imprese per restare al passo con i cambiamenti più importanti in questo ambito? Scopriamolo insieme.

 

Privacy è la parola d’ordine 

Partiamo col dire che nel 2024 non mancheranno le opportunità di crescita per le nostre aziende. Tuttavia, uno dei potenziali aspetti su cui occorre sin da subito porre l’accento è quello della privacy.

Solo apparentemente la tutela della privacy – sia dal punto di vista legale che sostanziale – potrebbe apparirti come un elemento sconnesso dalla crescita economica dell’impresa eppure, bene ribadirlo, le cose non stanno proprio così.

Infatti, potrai constatare tu stesso osservando con occhio “clinico” le tue abitudini di interazione con le imprese (acquisti, informazione, formazione, ecc…), il rispetto della tua privacy rappresenta ovvi più che mai un elemento altamente fidelizzante.

Ti basterà pensare come, secondo quanto riportato da Think with Google, solo il 3% dei consumatori sente di avere il controllo dei propri dati. Creare fiducia nell’utenza rappresenta quindi una chiave per far sì che il cliente si affezioni all’azienda consolidando il rapporto con essa.

 

Nuovi obiettivi nel 2024: l’importanza della flessibilità aziendale 

Kristell Rivaille, uno dei leader di Google ha condiviso il proprio pensiero a Think with Google ponendo l’attenzione verso condizione di anormalità in cui – a causa di una successione continua di crisi – ci siamo ritrovati negli ultimi anni.

È importante, per questo, che i team marketing delle imprese acquisiscano una maggiore agilità diventando sempre più flessibili al cambiamento e implementando le proprie abilità in azioni sempre più concentrate in tempi brevi.

Certo, questa tendenza non deve disincentivare le aziende a realizzare piani a lungo termine. Quello che intendiamo dire è che le imprese non dovranno più aspettarsi un percorso lineare nel raggiungimento dei propri obiettivi.

Ricorda: l’imprevisto sarà sempre (più spesso) dietro l’angolo. 

 

Intelligenza Artificiale, punti di forza e di debolezza 

Secondo Edina Baur, altra importante figura dell’universo viene citata da Think with Google sul tema dell’Intelligenza Artificiale, questa tecnologia ha, senza dubbio, avuto il merito di velocizzare varie operazioni che prima, per essere realizzate, richiedevano tempi più lunghi.

Tuttavia, vista la complessità di questo strumento occorre una seria riflessione per utilizzarlo al meglio. In questo senso Baur consiglia alcune operazioni:

  • L’impostazione di KPI (Key Performance Indicator) di riferimento. Sostanzialmente indici per rilevare l’andamento aziendale. Già importanti in precedenza, ma che con la velocizzazione dei processi grazie all’utilizzo dell’IA, risultano oggi fondamentali.
  • Trasparenza nel trattamento dei dati: le persone per fornire i propri dati hanno bisogno di sentirsi sicure.
  • La centralità della componente umana resta un elemento indispensabile per garantire la legalità nell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale (anche in relazione alle problematiche legate a copyright/diritto d’autore).

 

La sostenibilità richiede concretezza 

Anche Gerald Breatnach (Head of Strategic Insights di Google U.K.) ha espresso il proprio parere a Think with Google su uno degli argomenti topici degli ultimi anni: la sostenibilità.

Breatnach vede un’effettiva presa in carico del tema da parte di agenzie e team marketing. Molte importanti aziende, ad esempio, sono seriamente al lavoro per combattere le emissioni di anidride carbonica. Un impegno fino a qualche anno fa per nulla scontato.

 

 

Le sfaccettature del concetto di valore

Non possiamo che concludere questo blog citando Eren Kantarli, anch’egli importante figura di Google, che ha approfondito il tema del “valore“. Un concetto che, negli ultimi anni, ha avuto una vera e propria evoluzione. 

Il valore non viene più valutato solo dagli indici rappresentati da qualità, prezzo o servizio. Esso si sfaccetta anche in svariate connotazioni aggiuntive: valore per la sostenibilità, valore per l’esperienza e valore della condivisione dei dati, sono solo alcuni degli esempi che potremmo condividere. 

Il senso di responsabilità dei consumatori sta aumentando in modo costante e questo porta i team marketing a comprendere e ad adattarsi all’evoluzione in corso. Non che prezzi, offerte e simili, abbiano perso la loro importanza ma, al momento attuale, e ancor più nel 2024, l’etica e i valori di un marchio giocheranno un ruolo di rilievo da cui nessuna impresa potrà più prescindere.  

 

Per ulteriori informazioni sul marketing digitale

Sei titolare di un’azienda e ti interessa approfondire il tema del digital marketing? Vuoi essere supportato nei processi riguardanti il marketing digitale all’interno della tua impresa? Contattaci.

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L’impatto della Digital Transformation sulle imprese
9 Gennaio 2024|Casi pratici di Marketing

L’impatto della Digital Transformation sulle imprese

L’impatto della Digital Transformation sulle imprese

Cos’è la Digital Transformation?

Come potrai intuire la cosiddetta Trasformazione Digitale riguarda i vari aspetti dell’utilizzo delle nuove tecnologie all’interno di un determinato contesto; può, chiaramente, essere associata ad ambiti differenti, dal lavoro allo svago.

Alcuni esempi di innovazioni in ambito lavorativo – quelli che più interessano questo blog – sono rappresentati da Intelligenza Artificiale, Big Data e 5G, per citare i più famosi di cui, certamente, avrai sentito parlare.

 

Arrivare pronti alla Digital Transformation: cosa devono sapere le aziende

Come la presenza di nuove tecnologie può influire sull’attività aziendale? E, soprattutto, cosa dovrebbero fare le imprese per non farsi cogliere impreparate?

Ecco alcuni suggerimenti pratici che ti aiuteranno a seguire questa trasformazione.

Come prima cosa ricorda di tenere il focus sull’utilità delle nuove tecnologie. L’introduzione di nuove tecnologie deve sempre essere focalizzata al raggiungimento degli obiettivi aziendali. Una nuova tecnologia non dovrebbe mai essere inserita prima che l’imprenditore abbia chiaro il beneficio che essa porterà all’azienda.

In secondo luogo, ricorda sempre che la Digital Transformation è prima di tutto un cambiamento culturale: formazione, condivisione del cambiamento e insegnamento delle competenze sono fondamentali per il corretto uso dei nuovi strumenti digitali.

Solo dopo queste prime operazioni è bene iniziare ad introdurre le nuove tecnologie nella nostra realtà aziendale. Ovviamente proporzionalmente al budget a disposizione.

Ultimo consiglio (non per importanza) è quello di tracciare le performance della propria azienda, una cosa fattibile attraverso appositi strumenti di misurazione. Dopodiché sarà importante confrontare i dati con quelli raccolti prima della Trasformazione Digitale introdotta. Per avere dunque un feedback sull’effettiva bontà di queste nuove innovazioni.

 

 

L’Educational Technology: l’innovazione nel metodo di apprendimento

Un altro aspetto a essere stato toccato dalla Digital Transformation che dovrai tenere in considerazione, oltre a quello lavorativo descritto poco fa, riguarda l’apprendimento.

In che modo? Negli ultimi anni le aziende, per l’apprendimento dei propri dipendenti, scelgono metodi didattici denominati Educational Technology (o Ed Tech). Si pensa infatti che gli strumenti digitali a supporto dell’insegnamento possano agevolare l’apprendimento rendendo questo processo più rapido e completo.

Potresti domandarti quali siano i vantaggi di un simile approccio.

Il vantaggio principale garantito dall’insegnamento digitale è la personalizzazione dell’apprendimento. Parliamo in sostanza di un metodo specifico, che va incontro alle esigenze di una determinata persona.

 

Lo Smart Working: uno spartiacque nella Digital Transformation

Fra le varie trasformazioni digitali da tenere un posto di riguardo lo merita lo Smart Working. Un vero e proprio spartiacque reso evidente analizzando il periodo pre-pandemia e il periodo post-pandemia a seguito del quale, per migliaia di aziende, questo strumento ha rappresentato prima un’esigenza e poi una consuetudine.

La domanda che sorge spontanea è: quali sono i motivi che spingono le aziende a continuare in questa direzione? Sono più i vantaggi o gli svantaggi di un simile cambiamento? È un discorso che, inevitabilmente, cambia da realtà a realtà.

Molte delle aziende che ancora adoperano lo Smart Working hanno evidenziato durante la pandemia una maggior produttività dei propri lavoratori. In determinati casi si è potuto constatare che la maggior flessibilità garantita alle persone porta ad un minore stress e ad una maggior efficienza del lavoratore.

Dal punto di vista aziendale è subito risultato evidente come più le persone lavorino da casa e più l’impatto sui costi fissi degli uffici sia andato calando.

Altro punto di vista da tenere in considerazione riguarda il fatto che lo Smart Working, qualora sia mal gestito, possa rappresentare un’esperienza negativa. Questo accade, ad esempio, quando non sono definite in modo chiaro le fasce orarie di disponibilità del lavoratore, oppure quando l’ambiente domestico non risulti adatto allo svolgimento di determinate attività (presenza di altri componenti della famiglia, rumori molesti, postazione di lavoro non adeguata).

Dovrai quindi tenere in considerazione che, per uno Smart Working efficace da utilizzare all’interno dei processi di Digital Transformation, occorre tenere in considerazione tanto le esigenze dell’azienda quanto quelle dei lavoratori.

In conclusione, condividiamo una riflessione sul tema Smart Working realizzato dal nostro Gianni Vacca, Marketing Chief Designer di Think1816, che in questo breve video spiega i principali vantaggi di questo strumento. 

 

 

Vuoi approfondire con noi questi temi?

Hai un’azienda e vorresti introdurre nuove tecnologie per sviluppare il tuo business? Sei interessato ad approfondire il tema della Digital Transformation? Non esitare a contattare Gianni Vacca

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Le 5 pubblicità di Natale più belle di sempre
26 Dicembre 2023|Marketing BasicMarketing TrendWeb Marketing

Le 5 pubblicità di Natale più belle di sempre

Le 5 pubblicità di Natale più belle di sempre

Benvenuti nel blog di Think1816!
Tra decorazioni natalizie, luci e alberi di Natale, in questi giorni si respira la classica atmosfera delle feste. Anche le pubblicità contribuiscono ad arricchire questo clima natalizio: per dimostrarlo, abbiamo selezionato 5 pubblicità di Natale molto famose!

Il jingle natalizio di Coca Cola

Una delle pubblicità di Natale più iconiche è quella lanciata da Coca Cola negli anni Ottanta (GUARDA QUI). Il suo punto di forza era sicuramente il jingle, diventato nel 1983 un vero e proprio tormenone: a cantarlo era un gruppo di ragazzi e ragazze che, muniti di candela, formavano un grande albero di Natale.
La melodia accattivante, il messaggio di pace e la dolcezza del video hanno reso questa pubblicità uno degli spot natalizi più riusciti di sempre.

Il trionfo del Pandoro Bauli con “Ba ba ba”

Anche questo spot di Bauli risale agli anni Ottanta ed è stato fondamentale per promuovere il pandoro in quel periodo (GUARDA QUI). All’epoca la canzone del signore al pianoforte e dei bambini intorno, una scena semplice e gioiosa al tempo stesso, veniva canticchiata spesso! Inoltre l’iconica confezione del pandoro Bauli, che di solito in mani ai bambini si trasforma in un elmo rudimentale, veniva già utilizzata al di là della sua funzione di scatola: come tamburo per accompagnare il pianoforte.

“Troooppo buona!”: la pubblicità di Natale dei Baci Perugina

Entriamo ora negli anni Novanta con uno spot di Baci Perugina che sicuramente molti di voi ricorderanno (GUARDA QUI): protagonista della pubblicità era una bambina che decideva quanti cioccolatini donare ai membri della sua famiglia, valutandoli secondo il loro “livello di bontà”. Ovviamente alla fine la persona più buona di tutte era proprio lei!

For gifts you can’t wait to give: la pubblicità di Natale di John Lewis

Facciamo un salto in avanti nel tempo per arrivare al 2011, quando la catena di grandi magazzini inglese John Lewis lanciò uno spot natalizio che fu diffuso prima online e solo successivamente in tv (GUARDA QUI). Il video, che commosse migliaia di spettatori, offrì un finale sorprendentemente tenero, che ancora oggi lo distingue dalle “solite” pubblicità di Natale.

Ma questo spot divenne virale anche per altri motivi, legati alla canzone scelta: una cover di Slow Moving Millie di “Please, please, let me get what I want” degli Smiths, scritta per criticare i costumi e le ipocrisie della classe borghese inglese. Probabilmente poteva essere fatta una scelta diversa, da parte di una catena di negozi che invita proprio all’acquisto di prodotti. La controversia comunque portò questo spot ad avere ulteriori visualizzazioni e ad essere diffuso ancora di più.

Nessuno rimane solo a Natale: lo spot di EDEKA

La catena di supermercati tedesca EDEKA ha realizzato nel 2015 uno spot natalizio che potrebbe essere ricordato da molti, dato che è stato ampiamente condiviso su tutti i social media (GUARDA QUI). La storia presenta un anziano signore che vive in solitudine, lontano dai suoi affetti più cari. Natale si prospetta un giorno triste per lui, dato che figli e nipoti lo informano con dei messaggi in segreteria che non potranno venire a trovarlo il 25 dicembre.

La situazione raggiunge l’apice proprio la mattina di Natale, quando i familiari vengono avvisati che l’uomo non c’è più. In preda allo sconforto, cercano disperatamente di raggiungere la sua casa per potergli almeno dare l’ultimo saluto. Tuttavia, il colpo di scena avviene nel momento in cui, una volta arrivati, scoprono che la casa non ospita un funerale, ma una tavola natalizia accuratamente apparecchiata.
Tra la perplessità dei familiari, il protagonista dello spot fa il suo ingresso, ancora vivo e vegeto, chiedendo con un sorriso: “In che altro modo avrei potuto portarvi tutti qui da me?”

La pubblicità di Natale di Edeka è sì uno spot pubblicitario, ma anche una storia capace di commuovere: questo è il suo punto di forza.

Quante di queste pubblicità ricordavi? Secondo te funzionerebbero ancora oggi?
Resta al passo coi tempi con Think1816: contattaci e creiamo insieme il prossimo “cult” pubblicitario!

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